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ERMAL META: Tribù urbana, Un milione di cose da dirti e l'amore verticale


Il 12 marzo uscirà Tribù urbana, il nuovo album di Ermal Meta, anticipato dal singolo No satisfaction, in radio da gennaio. A tre anni dall’ultimo album in studio, Ermal torna con un album che accompagnerà la sua partecipazione al Festival di Sanremo, con il brano Un milione di cose da dirti.


Tribù urbana è un album dal forte impulso ritmico ed un equilibrio tra il suono di matrice internazionale e un suono tradizionalmente italiano cantautorale. L’anima è un po’ più rockeggiante, ma i suoni sono molto posati. Ermal racconta di avere una voglia immensa di farlo ascoltare dal vivo. In genere scrive immaginando di stare sul palco, questa volta il procedimento è stato inverso. È stato come scendere in platea e immaginare di essere parte del pubblico. Le canzoni sono create per essere cantate a squarciagola. Il verbo “play” (giocare/suonare) si addice al disco. Il titolo all’album è stato dato una volta concluso l’ascolto delle canzoni contenute al suo interno. Da sempre gli esseri umani tendono a stare insieme. La tribù non è fatta solo di cemento, ma è l’anima che unisce le persone che vivono un ambiente. In musica c’è quel suono che non esiste ma che è creato dall’insieme di suoni, il “suono fantasma”. La tribù urbana non esiste fisicamente, proprio come la musica. Nell’album non c’è nessuna collaborazione, in quanto in un’epoca in cui i featuring strabordano, il tentativo è fare qualcosa di controcorrente. È un disco registrato con la voglia di libertà quando questa mancava.


Ermal sarà nella kermesse sanremese dal 2 al 6 marzo prossimo, con il brano Un milione di cose da dirti. Non ha messaggi particolari da lanciare, va con un proposito musicale, vuole salire sul palco, cantare al meglio la sua canzone e la cover presentata il 4 marzo (Caruso, di Lucio Dalla). L’unica cosa che gli interessa è emozionare chi lo ascolta, perché l’emozione attraversa uno strato di pelle molto spesso. Dopo le partecipazioni a Festival precedenti e la vittoria nel 2018 in coppia con Fabrizio Moro, torna con uno spirito diverso, non c’è l’intenzione primaria di vincere di nuovo, ma vuole stare lì perché è l’unico palco calcabile al momento. Vuole far ascoltare la canzone. Il brano è stato scritto tre anni fa, in un periodo particolare della sua vita, in cui da poco era iniziata la carriera da solista e la sua vita era piena di piccole e grandi scosse di assestamento. Era vittima di un blocco emotivo interiore e l’unica cosa che poteva fare era scrivere una canzone per liberarsene. Ha scritto parlando metaforicamente con una persona che in quel momento lì non c’era. Ermal per definire l’amore raccontato nel brano parla di un “amore verticale”, un semiretta che parte ma non si sa dove andrà a finire. Si tratta di una canzone dal finale aperto, che rappresenta la gioia della consapevolezza di avere avuto qualcosa di importante, ma vuole essere felice di quello che ha avuto, non di quello che avrebbe potuto avere. Il Festival di Sanremo quest’anno non vedrà la partecipazione del pubblico e cantare davanti a un teatro vuoto sarà strano per il cantautore, ma sostiene che la difficoltà maggiore sarà incontrata dai conduttori, che dovranno condurre per ore davanti a sedie vuote. Ha iniziato a curare un po’ di più i videoclip dei suoi singoli e afferma che anche quello di Un milione di cose da dirti sarà interessante.


Come detto pocanzi il giorno 4 marzo ci sarà la serata dedicata alle cover ed Ermal Meta porterà sul palco dell’Ariston il brano Caruso, di Lucio Dalla, accompagnato dal Napoli Mandolin Orchestra. Nella scelta del brano è andato controcorrente, si mette alla prova portando una canzone che tutti gli avevano sconsigliato di scegliere. Un giorno si è messo al pianoforte e ha registrato piano e voce Caruso, che ha mandato a Diego Calvetti, direttore d’orchestra che lo accompagnerà a Sanremo. È stato proprio Diego Calvetti ad avergli parlato di questa orchestra, che sul palco sanremese sarà composta solo da 4 elementi su 12 per motivi legati alla situazione epidemiologica in Italia. Ermal ammette di avere un rapporto molto forte con Napoli, si è sentito a casa quando ci è stato la prima volta. La descrive come una città che rappresenta l’Italia intera e sostiene che chi non la capisce, anche musicalmente, non può capire l’Italia. Ermal ha espressamente citato Tiromancino e Samuele Bersani come artisti che avrebbe voluto avere al suo fianco sul palco dell’Ariston se avesse dovuto scegliere.


Tornando all’album Tribù umana Ermal sembra dare uno sguardo privilegiato agli “ultimi”, gli invisibili. Per anni si è sentito invisibile e anche questa sensazione l’ha spinto a mettersi in proprio dal punto di vista musicale. Quando ha iniziato a scrivere canzoni per gli altri gli faceva strano sentirli raccontare come era nata quella canzone, quando in realtà l’aveva scritta lui. A un certo punto ha compreso di voler cantare le sue canzoni. La tracklist del disco è “Uno”, “Stelle cadenti”, “Un milione di cose da dirti”, “Il destino universale”, “Nina e Sara”, “No Satisfaction”, “Non bastano le mani”, “Un altro sole”, “Gli invisibili”, “Vita da fenomeni”, “Un po’ di pace”.


Stelle cadenti ha rappresentato una tentazione, era in dubbio se presentare questo brano piuttosto che Un milione di cose da dirti nella competizione sanremese, ma ha compreso che la seconda sarebbe stata più adatta e coerente al suo percorso, in quanto non si è mai presentato al Festival con una ballad. Stelle cadenti è una fotografia fatta da un ubriaco, molto artistica ma anche poco nitida.


Nina e Sara affronta l’argomento dell’omosessualità e del modo in cui questa ancora è sottoposta a una rigida limitazione e a giudizi.

Ermal sostiene che l’uomo riesce a mandare la tecnologia su un altro pianeta, ma per quanto riguarda la libertà personale siamo ancora nel medioevo. Il brano tratta una storia ambientata in estate 1987 nel sud Italia. Per scriverla è andato indietro ai suoi 16 anni, quando aveva una fidanzata, che però vedeva come un’anima in pena. La storia è finita e dopo qualche anno l’ha rivista felice e fidanzata con una ragazza. Non era in grado di ammetterlo neanche a sé stessa, quindi si faceva del male da sola dal punto di vista emotivo. Quando la vide che stava bene pensò a quanto lei stesse male in quegli anni. La società non fornisce gli strumenti per l’auto-accettazione. È un brano con un finale aperto.


Gli invisibili è una canzone nata dopo un viaggio negli Stati Uniti, in cui ha fotografato degli homeless. Una volta gli venne detto “cerca di restare invisibile, perché gli invisibili impareranno a volare”. Ha immaginato un esercito di invisibili che passano ad essere supereroi. Gli “invisibili” salveranno il mondo con atti di pura gentilezza.

Buon Sanremo, Ermal!


Arianna D'Ambrogio