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FORTE: essere veri al 100%, questo è il mio messaggio


FORTE, progetto solista di Lorenzo Forte, cantautore italiano della provincia di Lecce. Classe 1988, inizia a suonare le sue prime note all'età di 13 anni su una vecchia chitarra accantonata dal padre. All'età di 18 anni inizia ad esibirsi in alcuni locali di provincia e da lì a 10 anni con le sue vecchie band, vincerà molti contest e aprirà numerosi live di artisti di punta della scena nazionale e non. Dopo varie esperienza con progetti inediti, che l'hanno sempre visto

nel ruolo di autore principale, decide di dedicarsi alla realizzazione del suo primo disco solista: "Amore doni, amore vuoi". L'abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.


Ciao Lorenzo e benvenuto su Qb Musica! 3 aggettivi per descrivere chi è FORTE?

Un cantautore Leccese malinconico


Il 27 Novembre è uscito “Amore Doni, Amore Vuoi”, il tuo primo album da solista. Come nasce l’idea di questo titolo?

Mi hanno sempre affascinato gli album che come titolo avevano una frase di un brano all’interno che bisognava scovare (e non quindi un titolo). Amore doni, amore vuoi è una frase di “Fulmini”, forse la mia traccia preferita dell’album. Come frase ha un senso semplice ma molto potente secondo me, è un titolo con un bel significato e molto attinente all’intero album.


L’album si compone di 9 tracce e si caratterizza di “melodie e arrangiamenti dal sapore anglosassone mischiati al sound vintage e alla vecchia musica d’autore”. Rispetto a queste parole, quali sono gli artisti a cui guardi con più ammirazione?

Ora come ora gruppi come Tame Impala, big thief, Bright Eyes, Fleet Foxes e in parallelo tutta la musica Italiana d’autore


Il tuo percorso musicale è iniziato come molti artisti della tua Puglia con formazioni locali; sei stato coinvolto in alcuni progetti in veste di autore e infine hai dato vita a questo nuovo progetto da solista. Quali sono stati i momenti più importanti di questo percorso?

Ho avuto 2 band, “leCarte”, punk/rock, con cui abbiamo aperto innumerevoli live di artisti di punta della scena italiana ed internazionale (Cranberries, Aereosmith, Stereophonics) e I “Noon”, folk/rock, con i quali abbiamo registrato un disco con la partecipazione e la produzione artistica di Roberto Dell’Era degli AFTERHOURS. Entrambe le band mi hanno sempre visto nel ruolo di autore principale e ne vado fiero. Entrambe le esperienze mi hanno portato a quello che sono ora.


Il disco “suona bene” e approfitto per complimentarmi per il coraggio di questa ‘opera Prima’. Prima di porti altre domande a riguardo.. Qual è il messaggio che vorresti lanciare attraverso questo lavoro?

Grazie mille, il messaggio principale è quello di fare sempre roba autentica che piace ed emoziona soprattutto noi stessi e poi chi ci ascolta, quando un amante della musica crea un prodotto solo per “arrivare”, l’ascoltatore in un modo o nell’altro lo avverte e ovviamente non si emoziona più perché capisce che sta ascoltando qualcosa di falso. Essere sempre veri al 100%, questo è il mio messaggio.


Il singolo precedente si chiama “Anni” e canti “sono anni che ti dico sparirò”. Ci sono stati momenti di questo percorso e/o della tua vita in cui avresti voluto sparire per estraniarti dai problemi quotidiani?

Nella vita una volta a settimana, ma sarebbe da codardi farlo; nella musica in realtà sì, c’è stato un periodo di 2/3 anni in cui mi è balenata in testa l’idea di non fare più niente, poi però, non ce l’ho fatta, perché se la ami davvero diventa una dipendenza troppo forte e non riesci più a farne a meno.


Un’altra frase che mi ha colpito di questo album è l’inciso “hai confuso la speranza con la sfiga, l’attesa brucia più della ferita”. Credo che sia un’ottima metafora anche per descrivere il momento duro che stiamo vivendo a causa del Covid. Quanto bisogna essere speranzosi e pazienti per poter lavorare nella musica?

Infinitamente, è una strada lunga e tortuosa e non sempre il vero talento viene

ripagato, bisogna perseverare e non gettare mai la spugna. Questo è tutto ciò che

possiamo fare anche in un bruttissimo periodo storico come quello che stiamo vivendo.


Un brano lo hai in qualche modo dedicato a Manuel Agnelli. Come nasce l’idea?

La musica di Agnelli è sempre stata il filo conduttore tra me e i miei amici, si poteva discutere di musica per ore ma i vecchi lavori degli After ci mettevano sempre tutti d’accordo. Mi sembrava il riferimento più giusto per una canzone che parla di passato e futuro, di amore e odio, di ricordi e vecchi affetti.


L’ultima traccia si intitola “Sanremomai”. Si è spesso discusso se gli artisti della scena indie dovessero/potessero calcare quel palco. Tu che cosa pensi della kermesse più famosa d’Italia?

Io credo che una bella canzone sia sempre una bella canzone. Su quel palco ho ascoltato capolavori e oscenità. E’ un festival che prova ad accontentare tutti e giustamente, non sempre ovviamente ci riesce. Tutti possono andarci, ma dipende come e con quale obbiettivo.


Scorrendo il tuo profilo Instagram ho scoperto che hai aperto il concerto barese di Gazzelle. Che cosa ricordi di quel giorno e che cosa pensi di lui?

Credo sia uno degli artisti di punta delle nuove generazioni e credo abbia una squadra dietro di gente giovane, super determinata, che fa invidia a tutt'Italia. E’ stata un’ esperienza bellissima anche se molto ansiosa, visto che mi sono ritrovato in un palazzetto sold out solo voce e chitarra. Però stupendo, lo rifarei domani.


In un futuro ci sarà la possibilità di ascoltarti live?

COVID permettendo, spero di sì! Il live è la mia vera dimensione e spero di suonare il più possibile


Una domanda di rito per concludere. Qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Di raggiungere e far emozionare più gente possibile


Rinnovandoti i complimenti, ti ringraziamo per essere stato con noi e ti auguriamo buona fortuna!



Arianna D'Ambrogio Simona Valentini Alessia Campiti Flavia Paoli