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Inigo: un ragazzo che scrive ciò che canta in modo indipendente


Inigo Giancaspro, in arte Inigo, è un cantautore pugliese. Nel 2008 con il progetto “Inigo & Grigiolimpido” pubblica due dischi: “Inigo & Grigiolimpido”, “ControindiCanzoni” e il singolo “L’almanacco dei mondiali” (2014). Ad Ottobre 2015 vince "Area Sanremo" con il brano "Di me e di te" e arriva alla finale di Sanremo Giovani in diretta su Rai 1. Nel 2016 viene premiato al Salone del Libro di Torino e dopo le finali del "Premio Bindi" e "Botteghe d'autore" sale sul podio del "Premio Lunezia" nella sezione "Autori". Nel 2018 esce il suo “Terzo disco d'esordio", anticipato dal singolo "Mai

fermarsi" con Francesco Baccini. Nell'estate del 2018 fa da Opening Act per tre date del "Parole, rumori e anni Tour" di Fabrizio Moro e prende parte al Barezzi

Summer insieme a La Municipal, Dimartino, Wrongonyou e altri esponenti della scena

indie italiana. Nel 2019 inizia la sua avventura con Matilde Dischi, etichetta con la quale

pubblica i singoli “Lucio” e “MAI X SEMPRE”. L'11 dicembre scorso esce "Aerei di carta", brano che ci ha raccontato in un'intervista.


Per iniziare, se dovessi presentarti a chi non ti conosce, come lo faresti?

Sono un ragazzo d'annata che scrive ciò che canta nel modo più indipendente possibile.

Sanremo 2021 è alle porte ormai e tu nel 2015 hai vinto “Area Sanremo”; con il brano “Di me e di te”; e sei arrivato alla finale di Sanremo Giovani. Quali sono i tuoi ricordi positivi e quali quelli negativi dell’esperienza vissuta?

Di positivo c’è sicuramente il fatto di aver visto accendersi improvvisamente un riflettore sul mio lavoro e in quel momento era doppiamente importante perché “Di me e di te” era il primo brano del mio progetto solista, di negativo il fatto di non esser riuscito a portare a termine l’opera portando quella canzone sul palco dell’Ariston, ma il bilancio tutto sommato è stato positivo.


“Aerei di carta” è uscito l’11 dicembre. Come è stato lavorare nel momento storico in cui tristemente ci troviamo?

E’ un po' dura per una serie di motivi, nello specifico lavorare alla produzione di un brano a distanza porta a dei rallentamenti fisiologici e i tempi inevitabilmente finiscono per allungarsi, ma in questo momento è impensabile fare diversamente.


“Aerei di carta” sembra parlare di una storia che sta giungendo al capolinea e che porta ad incomprensioni. Quanto nei tuoi brani è presente la quotidianità e la tua esperienza personale?

In realtà “Aerei di carta” è una canzone esistenziale che esula dalla specificità di una storia, è una sorta di flusso di coscienza che mette a nudo l’essere umano e le sue contraddizioni. C’è sempre tanto di me in quello che scrivo, le esperienze personali sono quelle che mi danno più elementi e a volte anche la spinta necessaria per scrivere, ma più in generale negli anni ho imparato a raccontare la vita e il mondo che mi circonda senza per forza focalizzarmi su me stesso.


In questi anni hai condiviso il palco con artisti del calibro di Fabrizio Moro, Arisa, Simone Cristicchi, Riccardo Sinigallia, Cristina Donà, Dimartino, Wrongonyou, Chiara Civello e Simona Molinari. Ci sono insegnamenti o consigli che ti sono stati dati in queste esperienze che custodisci particolarmente?

Calcare determinati palchi ti forma a prescindere e vedere all’opera questi e altri artisti ti porta ad aggiungere ogni volta un mattone alla tua formazione di artista e di uomo, tra quelli citati Fabrizio Moro è quello a cui devo di più, mi ha dato l’opportunità di aprire tanti suoi concerti negli anni e gliene sarò per sempre grato.


Se potessi scegliere un artista con cui fare una collaborazione tra gli artisti italiani e non che ti fanno da ispirazione, chi sceglieresti?

E’ una domanda che mi è stata rivolta spesso e la mia risposta in un paio di occasioni è stata Luca Carboni (uno dei miei idoli di gioventù), ma ce ne sarebbero tanti anche di mondi diversi, tra le nuove leve ti direi La Municipal, probabilmente la mia band indipendente preferita in questo momento.

Un palco che porti nel cuore, un concerto che ti ha emozionato particolarmente?

Mi emoziono abbastanza spesso quando salgo su un palco, anche su quelli piccoli, ricordo una data a Villa San Giovanni durante il tour di “Terzo disco d’esordio” in un piccolo Teatro da sessanta posti, l’atmosfera di quel posto era impareggiabile, per motivi diversi la scarica di adrenalina durante un’apertura per Fabrizio Moro davanti a 30.000 persone è stata altrettanto impareggiabile.