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Diamine: l'intervista al duo romano


Da venerdì 3 aprile, in radio e in digitale, Via del macello il nuovo singolo di DIAMINE che anticipa l’album d’esordio Che diamine, in uscita il 1° maggio. Oltre al nuovo singolo, sono tre i brani che hanno già anticipato il primo album di Diamine: Bolle di sapone, Ma di che e Isolamento. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due "chiacchiere telematiche" col duo elettro-pop romano, ecco quello che ci hanno raccontato.


Per iniziare, chi sono i “Diamine”? Come vi descrivereste? Diamine è un uomo elegante con i baffi colorati e l’aria austera. Oggi si è svegliato di buon umore e questa è una gran fortuna per noi. Lui è talvolta una divinità, talvolta un’imprecazione. Questa mattina sembra più un attaccapanni. Brava persona comunque, come si dice per gli assassini della porta accanto sui giornali di cronaca nera: “Non ce lo aspettavamo, aveva due figli, salutava tutti con educazione e andava tutti i giorni a lavoro” Eppure… Forse bisogna cominciare a credere a quello che non si vede, le verità nei letti e nelle menti pieni di segreti. Diamine comunque se ne frega di certi discorsi fino alle 19 circa, poi diventa il risultato dei suoi paradossi.


Come nascono i vostri brani? C’è un lavoro a quattro mani per l’intera filiera o i compiti vengono divisi tra scrittura del testo e arrangiamenti? Lavoriamo in modo molto semplice: Nico scrive la musica e io applico i miei testi e poi io critico la sua musica e lui critica i miei testi. Una piacevole guerra di passione che è diventata per noi un modo usuale di vivere la musica. I veri amici sono indubbiamente quelli con cui discuti perché è con loro che sei disposto a metterti in discussione

C’è un filo conduttore che lega “Via del Macello” ai precedenti singoli estratti dall’album? (“Bolle di sapone”, “Ma di che” e “Isolamento” n.d.r.) Io spero che non ci sia, vorrei sempre non avere passato per non esserne condizionato. Una volta ho chiesto ad un cane: “perché non mi parli della tua felicità e mi guardi soltanto?” L’animale voleva rispondere che la sua felicità deriva dalla mancanza di memoria ma dimenticò anche questa risposta e io rimasi fregato. A me, come a voi, non è concessa questa fortuna di non aver passato. “Per quanto rapidamente riesco a correre, corre con me la catena”

Ci sono artisti che hanno influenzato il vostro modo di fare musica? Se sì, quali? Tutti ma abbiamo cercato di non pensarci più

Prossimamente uscirà il vostro disco “Che diamine”. Seguirà la linea melodica dei singoli usciti o si distanzierà da questi? Ogni brano va alla ricerca della propria virtù ed esplode la sua volontà di esistere nell’essere cantata o in quel “Si” a tempo di una testa sconosciuta che segue il nostro ritmo

Uno dei vostri ultimi singoli si intitola “Isolamento”, una condizione molto attuale. Come state vivendo la quarantena e che consiglio dareste a chi vi ascolta? Molti si stanno facendo qualche domanda, non è già questa una novità? Potremmo addirittura ricominciare a parlare tra di noi, si è visto che abbiamo ancora voglia di aiutarci, addirittura ci ricordiamo dell’inno d’Italia senza una tv accesa su un campo di calcio. Piccole buone cose accadono, quelle negative le conosciamo tutti. Mi commuove la solidarietà, mi commuovono i vecchietti che passeggiano insieme sotto casa tenendosi per mano con guanti e mascherina e la gentilezza umana di certi sguardi. Che sia uno spunto per smuoverci, per ricordarci che la natura è nostra diretta superiore e che la maggior parte del tempo ci dedichiamo a cose che non sono certe come le credevamo, come il respiro stesso. Non sarà mai felice chi consuma soltanto, è felice chi è generativo e questo mondo di consumi sta mostrando lentamente tutte le sue fragilità. Cominciamo a trattare questo mondo come qualcosa di importante e forse faremo così anche con l’essere umano.

Per concludere, una domanda di rito: qual è l’augurio che fate a voi stessi e alla vostra musica? Di restare uniti e tenere quest’ultima trincea di sogno. Grazie Diamine, ad maiora!