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Editoriale: oltre i numeri, ecco perché il concerto di Ultimo a Tor Vergata resterà nella storia

  • Immagine del redattore: QBMusica
    QBMusica
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min
ultimo tor vergata

 

04 luglio 2026.

Si percepiva qualcosa di diverso già durante il viaggio verso Tor Vergata.

C’era un’emozione collettiva difficile da raccontare, quando all’orizzonte è comparsa la famosa “vela”, l’impressione era quella di vedere prendere forma qualcosa che fino a quel momento era soltanto immaginazione.


Ma se c’è un’immagine che più di tutte racconta la serata è senza dubbio quella delle persone. Pubblico di ogni età, con vite e storie diverse: bambini sulle spalle dei genitori, gruppi di amici che cantavano le canzoni in coro già prima di entrare, famiglie intere, e spettatori arrivati da ogni parte d’Italia, uniti per una sera dalla stessa voce collettiva.


Accanto a me c’erano alcune signore sulla sessantina, iniziamo a parlare di stadi, quei luoghi che, per chi ama la musica live finiscono quasi per avere una memoria propria. Tra una chiacchiera e l’altra scopro che sono fan sfegatate di Vasco, eppure quella sera erano lì, insieme ad altre migliaia di persone, per un altro grande artista.


Ci sono stati poi quei momenti che difficilmente finiscono nei video condivisi sui social, ma che restano impressi nella memoria di chi li ha vissuti. Piccoli gesti, che messi insieme raccontano però tanto: condividere il proprio cellulare con uno sconosciuto se il segnale non funziona, la signora allo stand del merchandising che sorridendomi mi augura “buon concerto”, oppure quel cartellone affacciato sulla folla da un balcone con la scritta “Ultimo, re di Roma”.

 

Finalmente, intorno alle 21:15, arriva la risposta a una delle domande che hanno accompagnato i fan durante tutti questi mesi: “Con quale canzone aprirà a Tor Vergata?”. La risposta arriva con le prime note di Pianeti: Ultimo sale sul palco e dà ufficialmente il via alla serata.


Quasi tre ore di concerto, in cui si alternano momenti ed emozioni di ogni tipo. Sul palco appare la rappresentazione di una cameretta, metaforicamente quella in cui il cantautore ha composto buona parte delle sue canzoni, mentre vengono presentate per la prima volta live alcune delle canzoni di Solo, quarto album del cantautore. Ma nella realtà quella piccola stanza sembra essersi allargata: è diventata un’enorme folla, 250.000 persone che cantano insieme in un’unica voce.

 

Tra i momenti più intensi c’è sicuramente quello di 22 Settembre, brano che nel tempo è diventato simbolo del legame unico tra Ultimo e il suo pubblico. È proprio poco prima del ritornello che l’emozione prende il sopravvento anche su Niccolò, che si lascia travolgere dall’entusiasmo della folla abbattendo definitivamente il confine tra palco e platea.


Lo stesso accade durante il duetto con Fabrizio Moro, unico ospite della serata e incaricato di aprire il live, su L'eternità (Il mio quartiere). La sua presenza sul palco di Tor Vergata non rappresenta solo un omaggio a chi nel lontano 2018 a Niccolò aveva dato una chance permettendogli di aprire un suo concerto nei palazzetti, ma un vero e proprio gesto di riconoscenza per colui che è per Ultimo quasi un “padre” artistico.  Mentre risuonano le parole “È eterno un ragazzo che sogna con gli occhi bagnati”, i due si abbracciano, gesto semplice, ma capace di racchiudere gratitudine, riconoscenza e il lungo cammino che ha portato quel ragazzo partito da una cameretta a esibirsi davanti a centinaia di migliaia di persone.

 

Ma è nel finale che forse arriva l’immagine più significativa della serata: “Ho fatto pace con tutto” urla Niccolò mentre i fuochi d’artificio illuminano il cielo di Roma.

È una frase che sembra racchiudere un intero percorso: dagli esordi con le tante porte chiuse in faccia, da quel famoso Sanremo alle critiche ricevute nel tempo, fino a chi ne riduce spesso la musica a semplici etichette. In quel momento tutto è sembrato passare in secondo piano.

 

A Tor Vergata non si è tenuto solo il concerto dei record, è stata la piena dimostrazione di quanto un artista possa riuscire a costruire nel tempo un legame autentico con il proprio pubblico. E forse il motivo per il quale ciò che è accaduto il 4 luglio va oltre la semplice musica è proprio questo: per una sera 250.000 persone hanno condiviso le stesse emozioni, le stesse parole, in un periodo storico in cui è sempre più difficile sentirsi parte di qualcosa, questo ha un’enorme potenza.


Gaia Tansini

 

 


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