Juli racconta Solito Cinema: un fermo immagine di emozioni e vita vissuta
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- 1 giorno fa
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Da anni dietro le quinte della musica italiana, Julien Boverod, conosciuto al grande pubblico come Juli, ha collezionato collaborazioni con alcuni dei nomi più forti dell’attuale scena cantautorale, da Emma a Ultimo, fino ad arrivare a Olly, con il quale ormai l’amicizia e la stima reciproca vanno ben oltre la semplice intesa lavorativa.
Oggi, però, entra in scena con il suo primo vero e proprio ruolo da protagonista: Solito Cinema, un progetto importante che segna l’inizio di una nuova fase per lui.
La narrazione dell’album è intima ma conviviale: Juli sembra proprio invitare chi lo ascolta alla sua tavolata, dove trovano posto artisti di generazioni e generi musicali diversi fra loro, ma che alla fine suonano come parte della stessa storia.
Sono 12 le tracce dell’album, con collaborazioni che spaziano dai nomi più storici della musica italiana di Fabio Concato e Biagio Antonacci a quelli della scena indie contemporanea come Franco126 o Fulminacci.
Qua di seguito la tracklist completa:
1. Voilà con Fabio Concato
2. Che poi chissene frega con Tommaso Paradiso
3. Passatempo con Fulminacci
4. Serenamente con Bresh
5. Maledizione con Franco 126
6. L’ultima canzone con Biagio Antonacci
7. Quelli come me con Coez
8. Vertigine (strumentale)
9. Brutta storia (unplugged) con Emma e Elisa
10. Noi, disillusi con Enrico Nigiotti
11. Qui piangono tutti con Tredici Pietro
12. Cantilene con Olly
In occasione della presentazione del disco, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con Juli proprio dove tutto ha preso forma: nel suo studio di registrazione.
Tra dischi di platino, chitarre e cimeli dei recenti tour insieme a Olly, abbiamo potuto toccare con mano il dietro le quinte di una parte importante della musica italiana di oggi.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Le collaborazioni del disco sembrano quasi personaggi diversi dentro lo stesso film? Come hai deciso chi “far entrare in scena”?
Le collaborazioni dell’album sono nate tutte in maniera molto spontanea. Non è un progetto che nasce dall’esigenza di fare un disco: me ne sono reso conto solo a posteriori, quando praticamente era già finito. È il frutto di due anni di sessioni in studio, di conoscenze con artisti speciali che ho incontrato nel mio percorso in maniera molto casuale. Non ho scelto nessuno: è venuto proprio spontaneo trovarsi in studio e scrivere.
Cosa hanno aggiunto al tuo bagaglio personale le nuove collaborazioni?
Mi hanno dato tantissimo: ho avuto la fortuna di collaborare con gente molto diversa. Ho riempito la valigia con insegnamenti, momenti, ricordi proprio in questo studio. È una fortuna racchiudere in uno scatto, come quest’album, gli ultimi due anni della mia vita. Ne esco sicuramente con nuovi amici e con dei rapporti già solidi che sono migliorati.
C’è un brano dell’album a cui sei più affezionato tra tutti?
Il pezzo con Tredici Pietro. È un pezzo che non avrei mai pensato di fare, nato in maniera del tutto spontanea: ci siamo trovati in studio lo scorso ottobre e suonando la chitarra, ci siamo resi conto praticamente a fine canzone, di esserci ritrovati in un mondo che nonostante non fosse né il mio né il suo era bellissimo.
Solito cinema ti ha fatto scoprire qualcosa in più di te? Ti ha dato delle certezze che prima d’ora non pensavi di avere?
Vorrei che questo disco mi aiutasse a guardare indietro e a mettere a fuoco tutto ciò che finora non sono riuscito a mettere davvero a fuoco. Il fatto di vedere le canzoni incise lì dentro e di poterle in qualche modo “toccare”, mi fa pensare di poter fare lo stesso con tutto ciò che ho vissuto nella mia vita.
Mi è passato tutto abbastanza di fretta davanti agli occhi negli ultimi due anni e non sono riuscito a godermi nulla. Per questo vorrei che il disco mi insegnasse proprio a toccare le cose con mano e godermele un po’ di più.
C’è un artista di questo album con cui il Juli del passato non si sarebbe mai aspettato di collaborare?
Tutti credo (ride). Se penso al me di qualche anno fa devo dire tutti perché oggettivamente è una follia. Me ne renderò conto quando vedrò i nomi su Spotify: Fabio Concato, Biagio Antonacci, che sono quelli che ci sono da più tempo. Ma anche Tommaso Paradiso o Coez, artisti che dieci anni fa quando facevo il liceo tornavo a casa avevo nelle cuffiette.
Adesso che uscirà il tuo primo album ti spaventa di più essere capito troppo o essere frainteso, anche dai nuovi ascoltatori?
Credo che per un produttore sia molto diverso rispetto all’essere l’artista vero e proprio che ci mette sempre la faccia, per il quale può risultare molto più difficile umanamente. Da produttore penso che la musica sia abbastanza chiara e che il bello sia proprio il fatto che può piacere o non piacere. Sono contento all’idea di poter raggiugere nuove persone, con la speranza ovviamente che la musica piaccia, ma sono anche dell’idea che l’importante è smuovere qualcosa negli ascoltatori, anche in negativo.
Quando produci un tuo pezzo sei molto più protettivo o autocritico?
Sono molto critico, quasi maniacale, nel chiudere una canzone. In tutte le cose che faccio ci metto veramente tanto di me, quindi è sempre difficile lasciarle andare, una volta consegnate non puoi più tornare indietro. Il bello della musica è che parti con il foglio bianco e puoi farci sopra qualunque cosa.
Come è nata la versione acustica di Brutta Storia con Emma ed Elisa?
È un brano a cui tengo molto, scritto nel 2024 insieme a Paolo Antonacci e Olly, uscito come singolo di Emma a settembre 2025. Il brano era inizialmente nato chitarra e voce, poi prodotto, avendo fino all’ultimo il dubbio di quale delle due versioni fosse più bella. A novembre scorso Elisa ha invitato Emma al Forum, per cantare il brano in acustico, Emma mi ha chiamato per suonarlo assieme a loro e da lì mi sono convinto che la traccia dovesse uscire anche in acustico. Visualizzando il disco ho pensato fosse l’occasione migliore per farla uscire.
Guarda qui la nostra intervista:
Inviate per qbmusica: Emma De Lorenzo e Gaia Tansini
Scritto da Gaia Tansini



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