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Boriani: un "Cuore nero" per far germogliare fiori da una situazione difficile


Cuore nero”, uscito il 15 ottobre, è il secondo singolo di Boriani, artista romano salito alla ribalta la scorsa estate con il singolo "La Pellegrini" (video-clip in coda all'articolo), brano che ha visto come principale promotrice l'omonima campionessa olimpica che ha organizzato una challenge con la propria fanbase.

Anche questa volta la produzione artistica del brano è affidata a “Carota” de Lo Stato Sociale che ha conferito all'originale "piano-voce" una nuova veste che fa dialogare forma canzone e sonorità elettroniche moderne.

Lo abbiamo intervistato per voi, siete curiosi? Continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccontato.


Ciao David e benvenuto su QB Musica! Se dovessi descrivere Boriani in 3 parole quali sceglieresti?

Così di primo acchito mi verrebbe da rispondere “sole, cuore, amore” ma evito : )! Scherzi a parte, ve ne dico due di parole, quelle che più mi si addicono: testadura e tuttopancia. Tutteunite!! Aspetti sui quali ancora sto lavorando e tanto.


Quando e come è nata la voglia di intraprendere il tuo percorso musicale?

La musica mi è arrivata molto presto. Mio padre è il migliore amico del fu Maestro Franco Califano, quindi credo che il primo vero avvicinamento all’arte sia stato grazie alla presenza di questo personaggio che spesso mi ritrovavo in casa fino a tarda notte. Rimanevo ad ascoltare i loro racconti, le loro storie di viaggi, il loro aneddoti di vita.Avendo avuto questa impronta ho iniziato molto presto ad immaginarmi su un palco. Dopo qualche anno sono iniziate le prime suonate nelle umide cantine di Roma con diverse band. La prima importante esperienza l’ho avuta con i Durden and The Catering per poi finire a trovarmi su palchi da solo, con in braccio una chitarra, a cantare le mie canzoni.


Dalla tua bio credo sia importante raccontare del tuo trasferimento nella città di Roma, luogo prolifico soprattutto per la scena indie. In che cosa ti ha aiutato e ispirato la nostra città?

Sono nato a Pisa, ma essendo arrivato nella capitale quando ero proprio piccolo sono d’adozione Romana. E’ qui che sono cresciuto, è qui che è avvenuta la mia formazione in musica. Arrivato a Roma ho trovato il mio largo parentado di cugini, tutti musicisti o comunque vicini all’ambiente. Poi verso i 12 anni seguivo mia sorella in sala prove, aveva una cover band e rimanevo lì in un angoletto a rubare con gli occhi. E’ stato un input importante perché mi ha invogliato sempre di più a prendere lo strumento in mano. Se penso al grande cambiamento della musica italiana, negli ultimi anni, mi sento fortunato! Sono passato dal rock anni 90 all’indie di oggi. Quindi sì, è stato un luogo prolifico Roma, mi ha permesso di capire tante cose e che la musica avrebbe fatto parte, in maniera importante, della mia vita.

Il tuo precedente singolo “La Pellegrini” è un brano dedicato alla nuotatrice più famosa d’Italia. È stata una scelta dettata dalla stima nei suoi confronti o/e ci sono aneddoti personali che ti legano alla disciplina del nuoto?

La canzone è nata senza alcuna forzatura. Girava tutto intorno ad una frase: “restare a galla”, da lì l’accostamento a Federica e a Giovanni Soldini è stato quasi naturale. Ovviamente la canzone racconta un mio scorcio di vita e quello di un’altra persona. Abbiamo incasinato molte cose, ma sempre con il desiderio di cercare di fare bene, di essere bravi. Poi che non ci siamo riusciti è un altro discorso, ma comunque ci abbiamo provato. Volevamo sentirci primi in qualcosa essendo sempre tra gli ultimi nel campo relazionale. Insomma la “buona fede” c’era, è mancato il risultato, un lieto fine, il podio.


Arriviamo ora a parlare di “Cuore nero”, il tuo ultimo brano che è uscito nel mese scorso per Garrincha Edizioni Musicali e Giungla Dischi. Sono rimasta molto colpita anzitutto dall’artwork della copertina, un cuore che germoglia fiori. Come mai hai scelto questa antitesi rispetto al titolo?

La copertina è stata disegnata da Duilio Scalici, ha fatto un lavoro bellissimo. Ci eravamo scambiati delle idee sull’artwork e quello che avrei voluto era l’immagine di un cuore nero che non alludesse soltanto a qualcosa di negativo, anzi. Sono dell’idea che le esperienze meno belle insegnino sempre qualcosa. Da qui l’idea di Duilio di far germogliare dei fiori da una situazione difficile, un concetto un po’ alla De André, ma aggiornato.


Credo che “Cuore nero” si presti molto bene radiofonicamente ed è un po’ il racconto di quanto il destino a volte possa essere beffardo. Nelle tue canzoni cerchi di seguire l’istinto e raccontare soltanto storie personali o pensi possa essere significativo raccontare anche esperienze immaginarie o che non siano tue?

Per quanto mi riguarda cerco di lavorare su tutti e due i versanti. Da una parte raccontare cose personali, nelle mie canzoni, mi aiuta a sfogarmi visto che, in quanto orsone, non sono uno che si confida molto. Dall’altra parte ricevo anche diversi input da amici, conoscenti e simili quindi dare una mia visione delle cose, su fatti che non mi hanno toccato in maniera diretta, è interessante. Oltre a questo molte volte prendo ispirazione anche fatti accaduti: articoli di giornali, notizie etc, ma per come sono fatto io devono toccarmi in particolar modo altrimenti non cerco nemmeno di parlare di certe cose. Poi ci sono altri argomenti di cui mi piacerebbe scrivere, ma li porto in musica solo quando sono davvero soddisfatto dell’idea da cui parto perché se il risultato che raggiungo è a un livello mediocre nemmeno ci penso a pubblicare un qualcosa del genere. C’è già molta gente che è brava a parlare di certi argomenti, quindi o le cose si fanno bene oppure meglio non farle perché non mi piace l’approssimazione. Non che sia un perfezionista eh, ma credo che fare musica comporti una certa onestà intellettuale.

Qual è stato percorso creativo che ha anticipato questo brano? Com’è nata la collaborazione e produzione con Enrico Roberto de ‘Lo Stato Sociale’?

Cuore Nero è nata al piano. Nasco come bassista, cresco da chitarrista e solo ultimamente sono approdato agli 88 tasti. Avevo bisogno di provare qualcosa di nuovo e devo dire che il piano mi ha fatto scoprire soluzioni melodiche diverse rispetto alla chitarra. E’ stato amore a prima vista. Ero neofita quando ho scritto il brano quindi potete immaginare gli accordi sgangherati e i suoni dissonanti, ma nonostante il brano era forte e portava con sé una forte carica. Per quanto mi riguarda lo capisco fin dalle prime note se un pezzo è valido, ancor prima di averlo chiuso. Quindi se ho questa impressione la “presabene” sulla lavorazione mi aiuta moltissimo.

Ricordo che appena finito il pezzo ho mandato un provinaccio, registrato col cellulare, al Carota. Aveva già iniziato a lavorare su alcuni brani per il mio disco ma appena ha sentito Cuore Nero ha mollato la produzione sugli altri pezzi e si è messo subito al lavoro su questo.

Sono approdato al Donkey Studio grazie ad Andrea Rapino di Giungla Dischi, la mia prima etichetta. L’intenzione era quella di affidare la produzione a Enrico Roberto e aNicola Hyppo Roda. Mi piacevano molto i lavori che avevano fatto su altri progetti quindi ero sicuro della mia scelta. Da che dovevo essere solo un artista esterno, alla fine sono approdato in Garrincha Dischi. Durante la lavorazione al mio album c’è stata una forte intesa con tutta la squadra ed è stato naturale proseguire il percorso discografico insieme.

In passato hai reso omaggio ad Enzo Jannacci. Quali sono gli artisti italiani di ieri e di oggi che più ti hanno fatto innamorare di questo mestiere?

Amo Tenco e tutta la sua discografia. Infatti ho scoperto “Passaggio a livello”, di Jannacci, grazie a Luigi nazionale che ne ha fatto una cover bellissima. Al primo ascolto me ne sono infatuato e avevo già in testa come reinterpretarla. Ero in studio con Daniele Sinigallia e lavoravo al mio primo disco, un EP di 5 tracce. Ho voluto metterci una cover che rappresentasse il mio background musicale e quindi ho fatto questa scelta. Non mi fa volare cantare cover, ma si trattava di due cantautori a me cari e non ho saputo fare altro che inserire il brano nella tracklist. In realtà sono tanti gli artisti che mi hanno cresciuto. Passo da Battisti a Piero Ciampi. Da Mina a Bindi. Per quanto riguarda gli artisti di oggi ci metto Riccardo Sinigallia, Truppi e Di Martino. Ultimamente mi ha colpito molto Venerus e sono curioso di sentire cosa tirerà fuori di nuovo.

La musica italiana sta vivendo un anno anomalo e decisamente molto duro. Qual è la tua opinione rispetto alla situazione attuale? Ti spaventa pensare che il lavoro del musicista sia spesso ancora catalogato di serie B?

La mia opinione è che la musica sia importante nelle vita di tutti, a partire dai musicisti per finire agli ascoltatori saltuari. Ci riguarda tutti, chi più in maniera diretta chi meno, ma comunque è un tassello importante. Che venga sminuita, che venga trattata come un qualcosa di non necessario e non fondamentale mi deprime. Viviamo in un paese ricco di cultura ma se alla domanda “che lavoro fai?” rispondi “musicista” vieni deriso. Non solo il lavoro del musicista è catalogato come occupazione di serie B, ma tutto il settore. Parlo anche di tutti quelli chi vi prendono parte, dai tecnici agli addetti. Non vengono riconosciuti diritti e le ultime vicende hanno dato un chiaro esempio di quanto poco sia stato fatto per la causa. Per me sarebbe dovuto essere periodo di live in questi mesi quindi potete immaginare il dispiacere, ma la cosa che più mi intristisce è che molte persone d’improvviso si siano trovate senza lavoro. È stato fatto poco, e quel poco non basta.

Per concludere una domanda di rito. Qual è l’augurio che fai a te stesso e alla musica?

Come ho più detto ultimamente, nonostante fossimo tutti distanziati e con la mascherina era già qualcosa poter fare live ma quel poco, visti i tempi, era tutto. Ovviamente il mio auspicio è che possiamo tornare ai live a cui eravamo abituati, quelli dove si sta tutti accalcati, quelli dove non mancano spintoni e urla a squarcia gola. Che tutto questo possa tornare ma senza dimenticarci di quello che abbiamo passato, di quello che abbiamo vissuto. Se il futuro ci presenterà una situazione simile, ma mi auguro di no, spero non ci faremo trovare alla sprovvista e senza soluzione alternativa. Che questo sia monito per chi detiene il potere legislativo e decisionale.

Mai più senza musica, questo è il mio auspicio!

Grazie per questa chiacchierata.. Un grande in bocca al lupo per tutto! :)

Viva il lupo e grazie QB Musica, è stato bello rispondere alle vostre interessanti, e per niente scontate, domande.




Flavia Paoli

Arianna D'Ambrogio

Simona Valentini