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Emanuele Bianco: l'intervista


Ieri, in una Roma caotica, abbiamo intervistato Emanuele Bianco.

Emanuele è un cantautore, musicista e produttore romano, classe 1993.

Lo scorso ottobre sono usciti in contemporanea tre suoi singoli (Tu Sei, Cara Sofia e Buona Fortuna), seguiti da Sotto la Torre Eiffel, pubblicato a novembre.

Tra risate, battute in romano e spoiler sul futuro, abbiamo conosciuto meglio questo artista, che abbiamo avuto modo di ascoltare live ad ottobre, ai concerti romani di Fabrizio Moro.

Senza perderci in chiacchiere, vediamo cosa ci ha raccontato Emanuele.

Per iniziare, ti andrebbe di raccontarci il modo in cui ti sei approcciato alla musica, alla scrittura e come hai iniziato a muovere i primi passi nella discografia?

Allora, ho iniziato a studiare musica da bambino. Verso i 7-8 anni ho iniziato a studiare pianoforte, da autodidatta, con la musica classica. Come succede spesso con l’amichetto che suona “Per Elisa” e allora ti dici che vuoi imparare anche tu a suonare (ride ndr).

Verso gli 11-12 anni mi sono approcciato alla musica in accademia, ho studiato armonia della musica, solfeggio, teoria e pianoforte. Poi il tutto non si è concretizzato.

Parallelamente mi sono approcciato alla musica elettronica con i primi programmini, poi senza neanche accorgermene ho iniziato a fare praticamente solo quello.

“Tu sei” è un brano molto intimo, con una scrittura, lasciami passare il termine, dolce. Quanto è importante per te l’arrangiamento e quanto invece credi sia centrale il testo?

Secondo me dipende dal brano. In “Tu sei” sono fondamentali sia il testo che la linea melodica. Se fai un arrangiamento più classico, quindi pianoforte e voce, il sound si presta alla voce, che è la protagonista vera e propria. Se fai una cosa più elettronica, la base va insieme alla voce. È una bilancia: se dai spazio al sound, un pochino, voce e testo si mettono da parte.

Prendiamo in esempio Avicii: fa canzoni fighissime, ma non hai mai sentito nessuno dire “i testi di Avicii sono fantastici”, perché lui è famoso proprio per un sound tutto suo da dj.

Io comunque cerco di mettere al centro la voce e il testo.

Hai aperto i live di Fabrizio Moro al Palazzo dello Sport di Roma e al Mediolanum Forum di Assago lo scorso ottobre. Come è stato rapportarsi ad un pubblico molto vasto e soprattutto variegato?

È stata un’emozione unica e non smetterò mai di ringraziare Fabrizio per l’opportunità.

Quando riempi il palazzetto trovi varie fasce d’età, se riesci a suonare lì significa che hai un pubblico che va dal tredicenne fino al cinquantenne e via dicendo. È stato molto figo perché prima facevo piccoli live, ad esempio, nei centri sociali, quindi non ho mai avuto un pubblico molto variegato. Dopo i live di Fabrizio che ho aperto, molte persone grandi mi hanno scritto.. Io penso che ogni persona sia tipo una sezione di pubblico. Per esperienza ti dico che una persona più grande nota principalmente il testo, un giovane invece magari guarda più il sound.

Secondo te è più importante fare hit da classifica o far arrivare la propria voce e il proprio messaggio?

Secondo me si possono fare entrambe le cose. Partiamo dal presupposto che secondo me “Tu sei” è commercialissima, sia per la successione degli accordi che per il testo.

Se per “commerciale” si intende la successione degli accordi, allora tipo il reggaeton è commerciale perché si basa su pochi accordi. Se per commerciale si intende un sound più “ballabile”, in un disco si possono unire un paio di canzoni così, però devi sempre considerare che per il sound scelto, il testo viene un po’ messo da parte. Ovviamente questo è il mio parere..

Sei soddisfatto del modo in cui il tuo pubblico sta rispondendo alla tua musica e di vederlo crescere man mano?

Si sono soddisfatto, mi sento fortunatissimo a lavorare con le persone con cui lavoro oggi perché sono competenti e una famiglia. Tra loro sono la “new entry”, ma c’è comunque molta libertà, si ragiona insieme, nessuna delle due parti impone nulla. Per quanto riguarda il lavoro non potrei chiedere di meglio.

Il pubblico risponde bene.. Avoja!

I risultati danno la motivazione. Se c’è anche solo una persona che ti ringrazia perché la tua musica gli svolta la giornata o gli fa spuntare un sorriso, hai la spinta per continuare a fare quello che fai.

Puoi darci qualche spoiler su quello che accadrà in futuro?

Vi do una comunicazione in anteprima: a gennaio uscirà il nuovo singolo.

Nel 2020 uscirà il disco e di conseguenza partiranno le due date live a Roma e Milano che anticiperanno altre date.

E' impossibile non concludere l'intervista con la domanda di rito: qual è l'augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

A me stesso auguro di crescere sempre di più e di diventare un artista di spessore, ma anche una persona di spessore. Già nel 2020 ho tanto da fare!

E' stato proprio bello sentire Emanuele parlare del suo lavoro e della sua musica con tanto entusiasmo e tanta passione.

La chiacchierata si è conclusa con la promessa di rivederci presto, magari sotto qualche palco e noi non vediamo l'ora di vedere questa promessa concretizzata!

Arianna D'Ambrogio

Simona Valentini

Alessia Campiti

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