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  • Simona e Arianna

Figli di nessuno: recensione del nuovo album di Fabrizio Moro


Dal 12 aprile Figli di nessuno (fate click per ascoltare l'album), il nuovo progetto discografico di Fabrizio Moro e suo decimo album di inediti, è disponibile in tutti gli store fisici e digitali.

Ascoltando l’album è possibile navigare attraverso gli infiniti mondi di Fabrizio Moro che ci lascia entrare nella sua vita, presente e passata, raccontandoci rabbia, paure e insicurezze senza mai utilizzare filtri.

Il viaggio in quello che può definirsi come uno degli album più attesi degli ultimi tempi inizia con la traccia che da il titolo al disco, Figli di nessuno, dal ritmo prepotente, con un testo altrettanto forte e intenso.

È il grido di chi, dopo aver lottato per anni, si è preso la sua rivincita camminando a testa alta tra tutti quelli che non credevano in lui.

La seconda canzone è forse una delle più intense dell’album. Filo d’erba è una toccante dedica che Fabrizio fa a suo figlio che vede stanco, logorato dalle ferite inferte dalla separazione e dagli errori dei genitori.

A lui augura di essere forte e di combattere sempre, di non aver paura di un mondo che talvolta potrà sembrare troppo grande e spaventoso per i suoi 10 anni.

Il ritmo cadenzato di Quasi accompagna un testo importante e denso di significato. Quante volte abbiamo “quasi” raggiunto il nostro traguardo e lo abbiamo visto infrangersi a distanza di pochi passi?

Lo scopo della canzone è raccontare il momento che precede l’azione, l’attesa di qualcosa che solo il coraggio è in grado di farci ottenere. Quasi è l'unità di misura per capire la distanza fra le bolle di speranza e il prezzo della resistenza per sopprimere la parte debole fragile”.

Singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, Ho bisogno di credere è sicuramente uno dei pezzi portanti dell’album.

La Fede dà forza e illumina le giornate buie. Nella nostra vita tutti abbiamo bisogno di qualcosa o qualcuno a cui appoggiarci, che sia un Dio, un sentimento o un ideale, e da cui tornare dopo ogni sconfitta o successo.

Il ritmo forsennato e i bpm accelerati di Arresto Cardiaco ben corrispondono alla sensazione che accompagna ogni attacco di panico. Si ha la sensazione di morire, manca l’aria e per qualche momento si perde la cognizione della realtà.

Il cuore batte veloce, sempre più veloce e anche la canzone accelera gradualmente riflettendo le sensazioni appena descritte.

Il sound elettronico e l’inciso ridondante ci lasciano con una certezza: questa canzone, nei live, sarà una bella sorpresa.

Con Come te, l’album rallenta, c’è una piccola parentesi di suoni dolci e lievi.

È una dedica all'amore, “un vuoto aperto se l’aria è finita”, che accompagna le nostre vite senza lasciarci mai. Un amore che non è per forza inteso verso qualcuno, ma piuttosto un amore universale che affonda le sue radici nella semplicità delle piccole cose di ogni giorno. Una nuova accelerata viene data da Non mi sta bene niente, un brano che parla del sentirsi inadeguati rispetto alle situazioni della vita.

L’assolo di chitarra impreziosisce un pezzo che entra in testa fin dal primo ascolto grazie ad un inciso che è un intrigato gioco di parole, un tornare e ritornare dello stesso motivetto incalzante.

Qualcuno lo ha invocato a gran voce, a qualcuno era mancato. Il Fabrizio Moro “politico” torna a parlare delle questioni sociali e lo fa regalandoci uno spaccato dolce amaro della storia di un’Italiastuprata, confusa e impaurita” in Me ‘nnamoravo de te. Il racconto parte dalle radio libere degli anni ‘70, dal compromesso di Berlinguer e dalla morte di Pasolini, passa attraverso gli anni ‘80 di Sandro Pertini e di Mediaset, per giungere poi agli anni ‘90, agli attentati di Cosa Nostra a Falcone e Borsellino, a Tangentopoli e alla caduta del Muro di Berlino.

Il pezzo si conclude con una registrazione di un pezzo di Radio Aut, la radio libera fondata da Peppino Impastato nel 1977. Me ‘nnamoravo de te si ispira, come dichiarato dallo stesso Fabrizio, al film “La mafia uccide solo d’estate” di Pif e, come esso, racconta una situazione complicata sotto le vesti di una storia d’amore.

Per me è una ballata leggera che Fabrizio dedica a se stesso. Racconta la sua vita, il suo “viaggio” e il tempo che scorre.

#A è una sorta di inno alla vita e alla gioia, a quei momenti di sincera e immotivata felicità. Spesso sono le cose più semplici, come il compleanno di un figlio, a portarci la felicità più intensa e genuina. Non c’è bisogno di una vita perfetta per essere felici. A è la prima lettera dell’alfabeto, è l’inizio di qualcosa, #, diesis nella musica greca antica, è l’intervallo di un tono. Unendo i termini otteniamo #A che è proprio questo, l’interruzione di un momento e L’ inizio ad un piccolo intervallo di spensieratezza e spontaneità.

L’album si conclude con Quando ti stringo forte, una ballata intensa e piena d’amore.

Le parole, quasi sussurrate, arrivano dritte al cuore.

“Ma tu sei sempre qui a salvarmi da me stesso e mi sembra che la vita sia bellissima quanto ti stringo forte”.

Quello descritto è un sentimento così forte che non basta una canzone per poterlo spiegare, è un amore che ti salva dalle paure che tornano e che non si preoccupa dei difetti che hai.

La voce di Fabrizio ci culla fra le braccia di quel qualcosa che fa battere il cuore e che non ha bisogno di spiegazioni.

Quando si ascolta il disco è importante, ma anche necessario, porre la propria attenzione sulle parole, sulla loro adeguatezza alle basi composte di tanti elementi mai discordanti tra loro. Per noi di #QB è senza dubbio uno dei dischi meglio riusciti e ben fatti degli ultimi mesi, se non anni, ora non vediamo l'ora di ascoltarlo Live nei Palazzetti (Fate click qui per le date del tour).

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