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  • Arianna e Simona

Matteo Faustini: l'intervista tra le favole



Matteo Faustini, classe 1994, è un cantautore bresciano, ma che ci ha risposto dalla ridente Sicilia. E' stato bello sentire dall'altra parte del telefono la voce squillante di questo ragazzo, ci ha messo allegria. Reduce dalla vittoria del “Premio Lunezia per Sanremo” per il valore musicale e letterario del brano in gara al 70° Festival di Sanremo “Nel Bene e Nel Male”, è uscito nei negozi di dischi, sulle piattaforme streaming e in digital download FIGLI DELLE FAVOLE. Nonostante tutti gli impegni e i giorni frenetici, siamo riusciti a farci una bella chiacchierata, volete sapere cosa ci ha raccontato? Non vi resta che continuare nella lettura!


Con Nel bene e nel male hai partecipato a Sanremo tra le Nuove Proposte, raccontaci la tua esperienza, per rompere il ghiaccio. E' stata una cosa pazzesca, mi sono sentito un privilegiato. Mi sembra di aver sfregato la lampada di Aladino, è uscito il genio e ha realizzato tanti desideri in un colpo. Nel bene e nel male mi porto a casa tante cose, tantissime. È stata un’esperienza pazzesca e da adesso si comincia, succederanno tante belle cose. Sono contento perché Sanremo è un gran bel megafono.


Il tuo album si intitola “Figli delle Favole” ed è incentrato sul mondo delle favole e sugli insegnamenti che possiamo trarre da esse; secondo te, il panorama musicale in cui ci troviamo oggi, spinge gli artisti ancora a sognare, oppure obbliga sempre a restare con i piedi per terra?

Assolutamente! Ci sono dei cantanti o rapper che nel cantare stanno realizzando il loro sogno. La speranza è l’ultima a morire, quindi se un artista è disilluso e non ci crede, alla fine ci crede ugualmente. Io utilizzo le metafore per comunicare valori a cui credo tanto. Quindi, secondo me, bisogna credere proprio tanto ai sogni, ma credere non basta; io posso credere nel sogno di diventare un ballerino, ma non ho talento, quindi devi avere anche un talento che assecondi il tuo sogno.


Bisogna anche coltivarli questi sogni..

Bravissima! Ci vuole sacrificio per farli crescere.


Nella tua biografia abbiamo notato che fai l’insegnante in una scuola primaria, hai preso spunto anche dal tuo lavoro per entrare nel mondo delle favole?

Si, Maestro Matteo (ndr, ride). Quello aiuta tanto perché i bambini sono le favole.. quindi è un spunto bellissimo di riflessione.


Nel tuo album ci sono 11 tracce, ce n'è una a cui sei più legato?

Non si dovrebbe dire, dovrei risponderti che voglio bene a tutte, perché io voglio bene a tutte. Ce n’è una a cui voglio un po’ più bene perché mi ci rispecchio di più. Io solitamente scrivo canzoni per le altre persone, mentre questa l’ho scritta solo per me, si chiama Vorrei (La Rabbia Soffice). Tutto quello che vorrei lo dico lì.


Oltre ai firmacopie che termineranno il 22 febbraio a Milano, cosa bolle in pentola?

Sono super contento! C’è il tour mondiale con altri giovani di Sanremo, poi quando torno inizierò ad organizzare dei miei live, sicuramente. L’esperienza mondiale sarà pazzesca!


Concludiamo con una domanda di rito per noi: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Fare del bene attraverso un po’ di note, un po’ di parole. Fare del bene trasmettendo contenuti pro-vita.


Alla fine dell'intervista, al momento dei saluti, Matteo dice "ti auguro il meglio, grazie per il tuo tempo" e questo mi ha colpita positivamente: non si trovano tanti artisti così umili e gentili, quindi grazie a te, di cuore, Matteo.