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Monorene: "Dicono" e la necessità di esprimere i propri sentimenti



Esce oggi "DICONO", il secondo singolo da solista di Giovanni Marco Cannone, in arte Monorene. Si approccia alla musica fin da piccolissimo quando inizia a "strimpellare" con il pianoforte in salotto. Vista questa passione, la famiglia decide di portarlo in un’ accademia privata dove comincia a studiare pianoforte classico. Prima di intraprendere la carriera da solista, suona in una band pugliese ancora oggi attiva sul territorio. Nel 2019 si trasferisce a Roma, capitale della scena Indie italiana e pubblica, nel 2020, il suo primo singolo, "Nostalgico".

Noi di QBMusica lo abbiamo intervistato per voi, continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccotato.


Ciao Monorene e benvenuto su QbMusica! Per sciogliere il ghiaccio, ti va di raccontarci

l’origine del tuo nome d’arte?

Ciao QbMusica, vorrei iniziare con il ringraziarvi e salutarvi. Me lo chiedono tutti, giustamente, e a me ogni volta fa molto piacere togliere questa curiosità. Ho deciso di chiamarmi Monorene perché sono mono rene dalla nascita. Da piccolo ho sempre voluto non dire nulla a riguardo perché lo sentivo come un disagio, come un qualcosa che mi avrebbe reso diverso dagli altri. È stato proprio questo il motivo che mi ha spinto a dirlo nel modo piu’ strano ed esplicito, chiamandomi cosi’ e presentandomi con un “Ciao, sono Monorene”.


“Dicono" è il tuo nuovo singolo in uscita il 16 Ottobre. Da quali intenzioni è nato questo brano?

Il secondo singolo “Dicono” nasce dalla necessità di esprimere sentimenti e di dire parole represse in passato, che all’epoca avrebbero potuto causarmi disagi con le persone a me vicine. Le scuse sono lo step successivo, sempre difficili da chiedere.


Ascoltando il brano si riesce a riflettere sui tempi moderni. Quanto può pesare il giudizio

degli altri secondo te soprattutto nell’era social?

Dipende dal modo in cui uno usa i social. Il motivo primario è sicuramente farsi conoscere, una vetrina sul mondo che ti permette di raggiungere più persone possibili. Il giudizio è imprescindibile quando ci si espone quindi così apertamente. E’ una crescita, è un modo per rapportarsi agli altri e sistemare ciò che non va bene o mantenere quello che funziona. L’importante è conoscere se stessi e avere coscienza delle proprie capacità. L’autostima e la stima per se stessi è la prima cosa da mantenere costante: è facile abbattersi per un commento negativo, o al contrario credere di essere su un piedistallo leggendo feed positivi. Bisogna stare coi piedi per terra, sempre.


A quali artisti della scena indie ti ispiri maggiormente? Con chi di loro vorresti collaborare?

Frah Quintale, Fulminacci, Venerus sono alcuni dei miei preferiti, ma dire che mi ispiro a loro è

troppo. Per quanto riguarda collaborarci, sarebbe una grande opportunità e piacere prima di

tutto.


Trasferendoti a Roma, che cosa pensi sia cambiato nel tuo percorso musicale e umano?

Potrei raccontare la storia di un ragazzo normale che viene da una città piccola del sud e scopre le mille possibilità che una grande città invece offre. Ed è proprio questa la mia storia. Ho studiato tanto, ho fatto molte esperienze e ho lavorato da subito con la musica: lì ho capito che non potevo fermarmi ad una cover band, e che fare musica nuova è per me più stimolante piuttosto che riprodurre su una tastiera la musica di altri.


Cosa ti ha lasciato invece la tua terra d’origine?

La costanza e la voglia di fare, di mettersi alla prova continuamente per cercare di emergere.


Quali sono i prossimi progetti futuri che vorresti realizzare? Ci sarà un disco?

Un disco ci sarà sicuramente, ma preferisco farmi conoscere poco alla volta e non scoprire subito le mie carte. Come quando conosci una persona nella realtà: non dici tutto al primo

appuntamento.


Che cosa ne pensi del momento di crisi che sta vivendo la musica live a causa della

pandemia?

Penso alla crisi generale che non ha colpito solo la musica, ma altri settori artistici e non. Ci si

adegua, si aspetta, dato che la musica live è la vera e propria esperienza musicale a 360°. Un po’ alla volta tornerà tutto alla normalità, io stesso per il momento sono costretto a fare altro oltre alla musica per “sopravvivere”. La musica ha sempre trovato il modo di sconfiggere guerre, pestilenze e quindi una pandemia.


Per concludere, una domanda di rito. Qual è l’augurio che fai a te e alla tua musica?

Di evolverci di continuo e di arrivare a più gente possibile.


Grazie di essere stato con noi e... In bocca al lupo!


Arianna D'Ambrogio Flavia Paoli Simona Valentini