Skeye, la nostra intervista tra un esame e l'altro: "Fare la cantante è il mio sogno fin da bambina. Ho sempre solo voluto cantare"
- QBMusica

- 23 lug
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Tra un esame ed un altro, Skeye è stata con noi qualche minuto per una chiacchierata…
La giovane cantante di Castelforte studia infatti al prestigioso CPM Music Institute a Milano seguendo corsi specifici sul canto pop.
Questo è un periodo in cui immagino che tu sia particolarmente concentrata sugli esami o comunque sullo studio e ci sia poco tempo per altro, però magari ti è capitato comunque di sentire l'ispirazione a scrivere qualcosa durante momenti particolari, come questo… a questo punto ti chiedo: qual è stato il posto o il momento più strano dove o durante il quale ti è venuta in mente un'idea per una canzone?
Allora, di recente no anche perchè ho il tempo più a mio favore, nel senso che riesco ad organizzarmi bene e non ho momenti particolarmente stressanti. Però mi è capitato, quando lavoravo durante l'estate per l'azienda della mia famiglia, di trovarmi nel bel mezzo di un ordine con un cliente e dover fermare un attimo il cervello. A quel punto ho scritto quanto più velocemente possibile quanto mi chiedeva il cliente per poi chiudere la chiamata e scrivere quello che stavo pensando, perché in quel momento mi era venuta proprio un’idea che non volevo perdere.
Poi ti chiedo, quale canzone italiana, o anche non, di qualche altro artista avresti voluto scrivere tu?
Oddio. Che bella domanda! Allora… Ti direi “La canzone dei vecchi amanti” di Battiato.
Qual è, invece, la tua parte preferita di fare musica, dal processo creativo a quello performativo finale? Penso quello performativo, cioè nel momento in cui sei sul palco con magari anche la band. Certo, cantare con le basi è carino, però io preferisco sempre quando c’è la band, per divertirmi lì con le persone, suonare tutti insieme, creare un momento magico, proprio come se fosse una festa.
E’ molto bello che si instauri un rapporto lì sul palco anche con la band! Ti è capitato di avere spesso gli stessi musicisti in modo da poter stabilire una consuetudine con loro e anche avere un po' di complicità durante la performance?
Diciamo che una band vera e propria l'ho avuta quando avevo 16 anni quindi ci vedevamo ogni settimana per fare le prove e poi andavamo a suonare nei locali. Già lì era bellissimo per me, perché era la mia prima esperienza e mi sembrava di vivere un sogno. Invece ora non ho una band fissa, giusto qualche musicista perché delle volte, magari, qualcuno non può e quindi si fa sostituire. Allo stesso tempo, ti dico che si crea comunque complicità, perché quando ci si trova con le persone giuste, non conta tanto il conoscersi da tempo, ma quanta chimica c'è nel momento in cui si sta insieme. Come capita anche con le amicizie.
Dato che mi hai parlato di quando eri più piccola e avevi la band, ti chiedo: c'è stato un punto preciso del tuo percorso che ti ha fatto capire di voler fare di questa passione il tuo mestiere?
In realtà fin da quando ero piccola, cioè proprio il primo mestiere che ho detto di voler fare è stato quello di cantante. Non ho mai detto “voglio fare la dottoressa” o “l'astronauta” o “la veterinaria”, ho sempre solo voluto cantare.
Quindi è sempre stato il tuo destino dall’inizio! E da piccola già andavi facendo esibizioni per casa?
Assolutamente sì: il primo saggio l'ho fatto a tre anni all'asilo e cantavo “Caro Gesù Bambino”. Fu molto divertente, devo dire la verità. I miei sono sempre stati i miei fan numero uno, quindi sono molto fortunata per questa cosa.
Hai fratelli o sorelle?
Sì, ho due fratelli: Davide e Dario. Davide purtroppo non c'è più ed è tra l'altro il motivo per cui, in arte, mi chiamo Skeye, come fusione di “occhio” e “cielo”, perché lui mi guarda da lì. Mio fratello Dario invece ha due bambini piccoli che sono le mie gioie!
Nei tuoi brani, cerchi più di raccontarti e quindi di parlare di te oppure di scrivere in maniera che più persone possibile si possano rivedere nelle tue parole e nelle tue canzoni?
Di solito parto dal mio punto di vista, però poi cerco di renderlo universale. Infatti, nell'ultimo brano che ho fatto uscire, “Non ci credo più”, il vissuto a cui faccio riferimento non era una relazione d'amore. Infatti, l'amore non è nominato da nessuna parte, perciò le persone possono interpretarla come meglio credono: la si potrebbe interpretare dal punto di vista di un rapporto tossico d'amicizia, d'amore, o anche lavorativo. Quindi, in realtà, cerco sempre di renderle molto universali proprio perché vorrei che il messaggio arrivi alle persone e che possa raggiungerle ovunque.
Dov'è un posto o una situazione verso cui ti ha portato la musica che non ti saresti aspettata?
Penso il premio Lunezia perché è stata la prima volta che ho vinto qualcosa nella mia vita ed è stato al contempo un ambiente super genuino, accomodante e puro. Anche tra gli altri ragazzi che erano in finale con me, che erano stra bravi, non c'era spirito di competizione, solo la voglia di condividere la passione per la musica.
Hai avuto modo quindi di stringere, in quest'ambito, delle amicizie, anche non professionali o lavorative, anche essendo così giovane in un ambiente che tende a mettere in competizione?
Sì, assolutamente sì. Quando quando mi sono trasferita a Milano, ero sola praticamente. Convivevo con la mia ex, però eravamo sole, cioè io conoscevo lei e lei conosceva me. Poi con il tempo, tramite anche delle serate dove si suonava, abbiamo stretto amicizia con un sacco di persone che ad oggi sono il mio gruppo di amici che amo alla follia: sono la mia famiglia milanese, anche se nessuno di loro è di Milano praticamente.
Proprio per il fatto che per scrivere parti dalle tua esperienze personali e dal tuo privato, ti è capitato di pensare che qualcosa fosse troppo personale, troppo tuo per poterlo condividere? E’ mai successo che questa cosa ti inibisse dal pubblicare qualche pezzo?
Allora, ci sono delle cose che tengo per me. Più che altro perché penso che non veicolino un messaggio, cioè che siano solo degli sfoghi personali. Magari per adesso il messaggio non lo vedo, in un futuro magari potrei vederlo e valutare di pubblicarle, però per il momento non ne vedo la necessità.
E invece ti chiedo, qual è il consiglio migliore che ti abbiano dato fino ad adesso in ambito musicale?
Di non preoccuparmi dei numeri, perché comunque all'inizio veramente in pochi riescono ad avere un gran seguito di ascolti. Prima, mi mettevano ansia e invece adesso penso di starmi costruendo una sorta di portfolio, come se fosse un biglietto da visita e spero di arricchirlo sempre di più con nuovi brani.
Qual è stato invece il consiglio personale migliore che tu abbia ricevuto?
Probabilmente è stato sull'ansia perché io ne soffro, soprattutto prima esibizioni importanti o esami. Il mio insegnante di canto del CPM mi ha spiegato che il nostro corpo percepisce l'esibizione come percepiva la paura in natura come se la sensazione prima di fare quella cosa specifica fosse la stessa di fronte ad un leone che ci sta per mangiare, ed è come se il nostro corpo reagisse allo stesso modo. Lui mi ha consigliato di riflettere su questa cosa e di tranquillizzarmi anche pensando a questo, perché nessuno mi sta per mangiare e sto andando a fare una cosa che mi piace e posso quindi cercare di godermi il momento.Invece un consiglio che mi sono data è di cercare di catalizzare l'ansia e trasformarla in qualcosa di positivo. Ci sto lavorando.
In conclusione: qual è l'augurio che fai a te stessa e alla tua musica?
Semplicemente di fare musica sempre in modo sincero, senza mentire in primis a me stessa.
Grazie e veramente in bocca al lupo per gli esami per la tua carriera!
Grazie a voi!
Maria Elena Torino



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