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Baruffa: il nuovo singolo "Indie Pop" e l'intervista


Fuori oggi, 24 novembre, "INDIE POP" il nuovo singolo dei “Baruffa”, progetto nato nell’estate del 2016 da Emanuele Rossi, Enrico Da Rù e Marco Marabese.

“Baruffa” deriva dal nome del bar dove i ragazzi abitualmente si incontravano col loro manager, Cristian Gallana ed è stato scelto per il forte contrasto tra l’idea che la parola suggerisce e l’indole dei componenti della band, tutt’altro che rissosa.

L’idea della band è quella di portare in musica e in parole le esperienze di vita quotidiana dei componenti, vissute direttamente o indirettamente con un risultato pop/rock italiano, arricchito da sonorità elettroniche.

Nel 2017 si piazzano fra i finalisti di Area Sanremo con il singolo “Ti darò un perché” e nel 2018 firmano per l’etichetta “Matilde dischi”. Poco tempo dopo il batterista Luca Alibardi entra a far parte del gruppo in pianta stabile.

Nevrotica asociale”, è il primo singolo seguito da “Rovigo”, “Sandro”, e “Billy Idol”.

Noi li abbiamo intervistati in occasione dell'uscita del loro ultimo brano "INDIE POP", continuate a leggere per scoprire cosa ci hanno raccontato.


Ciao ragazzi e benvenuti su Qb Musica! Per sciogliere il ghiaccio, chi sono i Baruffa?

Ciao! Grazie mille. Davide (il nostro produttore) dice che siamo quattro scappati di casa con l’aspetto da bravi ragazzi. Scherzi a parte, siamo quattro trentenni veneti (Luca ne ha 34) che si divertono a scrivere e a suonare insieme.


Quando e come è nata l’idea di unirvi in una band?

Il progetto “Baruffa” nasce quattro anni fa, più o meno. In realtà suoniamo insieme dal 2012, fino al 2016 ci chiamavamo in un altro modo e il progetto era diverso. Come per tanti l’idea è nata per divertirsi ed emulare i nostri miti, poi a un certo punto ci siamo resi conto che ci piaceva tanto, sia suonare che scrivere.


Il 24 novembre è uscito il singolo “IndiePop” per Matilde Dischi. Vi va di raccontarci com’è nato questo brano?

È nato in quarantena, con l’evidente intenzione di fuggire mentalmente dalla drammatica situazione che ci circondava (e ci circonda ancora). È un inno al bellissimo cazzeggio che, ogni tanto, ci si poteva permettere durante gli anni universitari e una testimonianza della difficoltà di trovare un equilibrio con sé stessi e con la propria compagna nel periodo di passaggio dall’adolescenza alla maturità.


Scindendo il titolo della canzone troviamo l’indie e il pop. Secondo voi questi due mondi musicali possono rappresentare al giorno d’oggi un tutt’uno o sono ancora molto distanti?

Dipende dalla accezione che si conferisce ai due termini. L’indie che citiamo noi nella canzone è sicuramente pop, perché fa riferimento al mondo capitanato da Calcutta e altri diventato ormai mainstream. È un pop diverso da quello di Laura Pausini, Tiziano Ferro, ecc ma pur sempre pop, visto il grande riscontro che ha negli ascoltatori e considerando la struttura compositiva delle canzoni. Se poi con indie intendiamo gruppi come i Verdena, a quel punto dal pop siamo distanti. Ma ci sembra che l’accezione più frequente negli ultimi tempi sia la prima di cui abbiamo parlato.


Tre anni fa siete stati finalisti di Area Sanremo con il brano “Ti darò un perché”. Com’è stata quell’esperienza? Vi ha aiutato a raggiungere maggiore consapevolezza?

È stata sicuramente un’esperienza positiva e formativa, come la maggior parte delle situazioni in cui ti confronti con altri che fanno bene quello che stai tentando di far tu. Poi ci è rimasta dentro la “magia” di Sanremo. Sarà stata suggestione data da tutti quelli che abbiamo visto in TV, ma ne abbiamo davvero subito il fascino. In quei giorni si svolgeva anche il premio Tenco, una sera ci siamo trovati in pub minuscolo e sotterraneo di Sanremo alta a suonare e a bere birra con Bobo Rondelli, meraviglioso.


Quali sono le vostre maggiori influenze musicali?

Ognuno di noi ne ha tante e diverse tra loro, quindi l’elenco sarebbe lungo. Se dobbiamo individuare un artista che metta d’accordo tutti diciamo i Baustelle


Se dovreste pensare ad una collaborazione artistica prossima, a chi pensereste?

Siamo indecisi tra Zucchero e Tha Supreme. Facendo i seri, è un po’ che noi e i Mediterranea Nadir (un gruppo molto bravo delle nostre parti) diciamo di scrivere qualcosa insieme. Vedremo.


Quali sono i progetti che vorreste realizzare in futuro?

Per adesso farvi ascoltare un po’ di canzoni scritte nell’ultimo periodo. Poi magari un album, chissà.


Infine una domanda di rito. Qual è l’augurio che fate a voi stessi e alla vostra musica?

Di riuscire a farla per tutta la vita con la stessa voglia che abbiamo ora.


Vi ringraziamo per essere stati con noi! Grazie a voi e a risentirci!


Flavia Paoli

Simona Valentini

Arianna D'Ambrogio