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Cortese: con "Amore e gloria" ho trovato il modo di raccontare più pezzi di me



Abbiamo avuto l'onore di conoscere Michele Cortese un po' di tempo fa ed è un piacere ritrovarsi in occasione dell'uscita del suo primo album da solista "AMORE E GLORIA".

Abbiamo scambiato due parole con l'ex componente degli Aram Quartet, di seguito la nostra intervista.


Ciao! Per iniziare, come stai? Come ti senti a pochi giorni dall’uscita dell’album?

Ciao! Piuttosto bene: emozionato, gasato, leggermente in ansia.


“Amore e Gloria” è il tuo primo album come solista. Da cosa è nata l’esigenza di metterti nuovamente in gioco in questa “nuova veste”?

Sì, diciamo che mi piace considerarlo il primo album di questo nuovo me. Arrivato a 36 anni, non ancora vecchio ma non più propriamente giovane, le canzoni per me rappresentano davvero l’espressione di un’urgenza emotiva reale di raccontare qualcosa di me e di farlo a modo mio, una dimensione creativa in cui la sincerità vince sempre sull’ambizione e quel “modo” di raccontarmi nelle cose che ho scritto dall’inizio del 2020, molte delle quali sono finite in questo disco, mi suonava indubbiamente nuovo rispetto alle mie abitudini compositive e comunicative precedenti perché conseguenza di nuovi spunti, nuovi ascolti, nuovi stimoli, nuova linfa. Da qui l’esigenza di un nuovo giocattolo per il solito vecchio gioco delle canzoni.


Parlaci un po’ dell’album, quanto è importante “amare e sognare” nella vita di Cortese?

L’amore e i sogni sono il riassunto della mia vita fino ad oggi. Quindi pezzi di quella vita tra amori vissuti e sogni consumati sono finiti inevitabilmente nell’album che mi piace considerare in questo senso una bellissima violazione della mia intimità.


C’è un brano a cui sei particolarmente legato? Se si, quale e perché?

“Il ballo in maschera” è un brano a cui sono particolarmente legato perché è la fotografia di un momento storico che tutti abbiamo vissuto di recente e che in parte stiamo ancora vivendo dalla prospettiva della mia anima in subbuglio nel momento in cui è nata quella canzone: una sera, di quelle primaverili che in Salento profumano già prematuramente d’estate, verso la fine del primo lockdown, ero in giro col cane per le strade del centro storico nella città in cui vivo e una situazione surreale (un matto gridava solo per strada, una pattuglia della polizia faceva il giro del quartiere e tutto intorno c’era un silenzio indescrivibile) ha ispirato questo ballo “in maschera” nella mia testa i cui protagonisti sono i miei pensieri, le mie paure e alcuni miei ricordi.


L’uscita dell’album è stata anticipata dal singolo “Gladiatori” e ancor prima da “Street Food”, la scelta dei due brani è casuale?

Ho voluto raccontare le diverse sfaccettature dell’ amore partendo da “Street food” arrivando a “Gladiatori”, passando per i singoli “Febbre” e “Hiroshima”. Quattro canzoni per descrivere la bellezza di questo sentimento, carnale, romantico, bastardo, esplosivo, totalizzante. In realtà ho concepito l’intero disco a mo’ di concept album su corsi e decorsi dell’amore.


Lo scorso novembre, in occasione dell’uscita di “Street Food”, ci hai raccontato come le canzoni fossero un modo di alzare le difese immunitarie nel mezzo della pandemia. Possiamo definire “Amore e Gloria” come un personale “vaccino” anti-covid?

Certamente! Anti-covid, anti-influenzale, anti-depressivo, anticonformista.


C’è un artista del panorama italiano con cui ti piacerebbe collaborare?

Ammiro tantissimo Niccolò Fabi, la sua scrittura, la sua vocalità, il suo percorso, la sua coerenza.


Parlando di live, covid permettendo, stai preparando qualcosa? Puoi spoilerarci qualcosa?

Con la mia band abbiamo lo spettacolo live già allestito con cura e in parte lo abbiamo rodato con un giro di anteprime nel corso dell’estate scorsa facendo una cosa inusuale che ho sempre amato fare, cioè suonando le canzoni inedite ancor prima di pubblicarle per raccogliere le reazioni del pubblico. Ora stiamo programmando gli appuntamenti invernali. Dal 17 novembre, invece, sul mio canale YouTube partirà un format in live streaming intitolato “Living Amore e Gloria – Talk -“ in cui dal living di casa racconterò e suonerò il disco traccia per traccia.


Lo scorso anno rispondevi alla nostra domanda di rito, “qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?”, cosi: “L’augurio è quello di far vibrare cuori alla stessa frequenza a cui vibra il mio tutte le volte che trovo il modo di raccontare un pezzo di me in una canzone”. Ad oggi la risposta alla domanda è la stessa? Cosa aggiungeresti?

Sì, mi ci ritrovo perfettamente. Aggiungerei che con questo disco ho trovato il modo di raccontare più pezzi di me, per cui mi auguro di trovare il modo di vibrare tutti alla stessa frequenza immergendosi nell’ascolto dell’album.




BIOGRAFIA:

Michele Cortese è un cantautore salentino e il suo non è un nome sconosciuto al grande pubblico, infatti nel 2008 ha vinto la prima edizione italiana di X-Factor con la vocal band Aram Quartet. Nel 2015 ha vinto il “Festival internazionale della canzone di Viña del Mar” in Cile, è stato co-coach della prima edizione cilena del talent-show televisivo The Voice e ha all’attivo significative esperienze artistiche all’estero in giro per i più importanti palcoscenici d’America Latina, da Buenos Aires a Santiago del Cile fino al magico e prestigioso Teatro del Lago di Frutillar. Sempre in Sudamerica dal 2017 ad oggi è stato protagonista di noti musical di Broadway prodotti e portati in scena nei maggiori teatri d’oltreoceano. Da qualche mese è anche voce protagonista dello spettacolo “Mogol racconta Mogol” in cui interpreta i più grandi successi del paroliere introdotti e raccontati da Giulio Rapetti in persona.

Il 2020 per lui è l’anno dei cambiamenti, si mette in gioco nuovamente, decide di usare solo il suo cognome come nome distintivo del progetto e prende così vita la sua versione 2.0.