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Costa: ho deciso di raccontare quello che sono e che vivo


Il 13 novembre è usciti "Antipodi" il primo singolo di Stefano Costantini, in arte Costa.

Romano classe '90 si diploma in tromba al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e terminati gli studi si unisce agli STAG, band della quale è trombettista, chitarrista, seconda voce, tastierista e autore.

Con il gruppo registra due album e apre i concerti di Elisa, Niccolò Fabi, Arisa, Malika Ayane, Ex-Otago e Moby.

Nel 2012 è direttore d’orchestra per Marco Guazzone, in gara al Festival di Sanremo, risultando il più giovane direttore della storia del Festival.

Nel 2017 è in nomination ai David Di Donatello come co-autore per il brano “The Place”, composto per l’omonimo film e registra i fiati per “Secondo me”, il secondo album del cantautore Mirkoeilcane.

Nel 2019 esce il film “La notte è piccola per noi” di Gianfrancesco Lazotti, per il quale ha composto e interpretato insieme alla sua band la colonna sonora e in cui compare anche come attore. Nello stesso anno collabora con il cantautore Alberto Bianco per il “Tutto D’Un Fiato Tour”.

Parallelamente alla musica pop continua il percorso della musica classica collaborando con il Teatro Dell’Opera di Roma per le produzioni di Aida e Don Quixote.

A settembre 2020 prende parte al tour “Immensità” di Andrea Laszlo De Simone e comincia ad esibirsi con il suo nuovo progetto solista che vede luce con "Antipodi", il suo primo singolo.

Lo abbiamo intervistato per voi, continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccontato.


Ciao Stefano e benvenuto su Qb Musica! Per iniziare... Come ti piacerebbe presentare Costa ai nostri lettori?

Ciao a tutti, e grazie mille. Costa è un progetto in cui ho deciso di mettere la mia visione delle cose e con cui ho deciso di raccontare quello che sono e che vivo.


Il tuo percorso artistico è iniziato circa dieci anni fa. Sei polistrumentista e autore. Ti sei formato presso il Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. Qual è l’insegnamento più grande che ti è stato trasmesso durante i tuoi studi al di là della tecnica acquisita?

Il più grande insegnamento sta soprattutto nell’importanza di uno studio intenso e costante nel tempo. Ho sempre considerato fondamentale essere prima di tutto un musicista molto preparato e che conosce bene il proprio strumento. Poi ovviamente la tecnica va appresa e dimenticata, perché diventi solamente un mezzo e non un fine. La pratica però, secondo me, deve essere sempre presente.


A seguire hai preso parte a importanti progetti unendo la passione della musica a quella del cinema. Se dovessi scegliere la colonna sonora di un film che ami, quale sarebbe?

Inutile dire che la scelta è davvero difficile, però io sono un fan accanitissimo di John Williams, e credo che una delle colonne sonore più belle sia quella di Star Wars, a pari merito con Jurassic Park (scusate non riesco a sceglierne una).


L’esperienza più significativa e quella con cui anche personalmente ti ho conosciuto e apprezzato è quella degli STAG, la formazione romana creata da Marco Guazzone. Qual è l’aneddoto più significativo che ti lega alla band?

Trovare un aneddoto è veramente impossibile, visti i tantissimi anni di fratellanza che abbiamo passato. Però noi abbiamo sempre avuto questo rito pre-palco che chiamiamo “abbraccio STAG” che ci accompagna sempre e ha sempre reso ogni dove unico e indimenticabile.


Tra tutti gli incontri avvenuti in occasione degli opening act (Elisa, Niccolò Fabi, Arisa, Malika Ayane, Ex Otago e Moby) c’è stato un artista in particolare che ti è stato di ispirazione?

Sicuramente Niccolò Fabi è quello che mi ha segnato di più, sia per la persona che ho avuto modo di conoscere facendogli da apertura e sia per l’influenza artistica che le sue canzoni hanno su di me. Credo abbia una sensibilità davvero unica e rappresenta il tipo di artista che vorrei diventare.


Il 13 Novembre è uscito il tuo singolo da solista “Antipodi”. È un brano in cui è percepibile il concetto di armonia (sia musicale che teorica). Nel ritornello canti “Lascia crescere gli alberi in terre vergini per piantare radici immortali e baciare gli antipodi”. Racconti un seme che germoglia. Cercando una chiave di lettura parallela, potremmo pensare al brano come un’esortazione ad essere artefici delle proprie scelte e a lasciarsi andare?

Assolutamente sì.


La produzione del brano è affidata a Giuliano Vozella, tua prima figura di riferimento al momento del trasferimento a Milano. Come vi siete conosciuti e in che occasione avete deciso di collaborare?

Ho avuto la fortuna di conoscere Giuliano al festival di Balcony TV al Monk di Roma. Abbiamo parlato molto e ci siamo scambiati i nostri dischi, scoprendo immediatamente una grande sintonia.Appena mi sono trasferito a Milano è stato subito un punto di riferimento soprattutto umano, quindi è stato totalmente naturale fargli ascoltare le mie cose e cominciare a lavorarci insieme. Lui ha da subito creduto nel mio potenziale e mi ha sostenuto saldamente nei momenti in cui sentivo di vacillare. Mi ha aiutato sotto tutti punti di vista di questa uscita, andando ben oltre il ruolo del semplice produttore. Gli devo molto.


Sei un grande appassionato del mondo orientale e in particolar modo dell’esercizio dello shaolin. Ti va di raccontarci cosa significa per te e come applichi tutto ciò nella vita quotidiana?

Sono ormai anni che mi sono avvicinato e gradualmente appassionato alla cultura e alla filosofia orientale. Lo Shaolin è stata l’ultima scoperta e allo stesso modo quella che mi ha coinvolto di più, soprattutto la loro capacità di rafforzare la mente portando il corpo a raggiungere delle capacità all’inizio sembrano proibitive. Cerco nel mio piccolo di portare nella vita quotidiana, e in particolare nello studio della tromba, questa fortissima capacità di concentrazione che contraddistingue questa disciplina incredibile.


Quale influenza ha nella musica la tua affezione verso il Giappone? Sei già stato lì o progetti di andarci prossimamente?

Le influenze orientali sono quelle che mi hanno portato a scrivere i primi testi perché sono le stesse che mi hanno portato a pormi le prime domande esistenziali. Non ci sono mai stato ancora ma per prima cosa vorrei andare in Cina e andarmi ad allenare al tempio Shaolin, avrei dovuto andarci la scorsa estate ma purtroppo il Covid mi ha costretto a rimandare l’esperienza. Speriamo di recuperare presto.


Nella bellissima copertina del singolo, tinta di rosso, viene rappresentato un uomo in equilibrio sulle radici di un albero. Secondo te in questo periodo così difficile per la società, quali sono le fonti maggiori di equilibrio per l’essere umano?

Eh… sto ancora cercando il mio, quindi rispondere in maniera assoluta mi rimane difficile, però credo che perseguire se stessi sia una di quelle scelte che porta con sé una grande necessità di equilibrio. Proprio per questo ho fatto questa scelta.


Covid permettendo, tu e il tuo team avete già in programma la realizzazione di un album tutto tuo?

Al momento ho in mente di uscire con un EP, cercando di crescere in maniera graduale, perché credo che per un album sia presto, anche se non si sa mai.

I pezzi ci sono quindi sicuramente verrà fuori qualcos’altro tra non molto, Covid o non Covid.


Se potessi sognare in grande, con chi e perché vorresti realizzare un duetto?

Il mio più grande sogno è un duetto con Dave Matthews, mio primo vero amore che mi accompagna senza sosta dal secondo anno di liceo. Restando in Italia però dico sicuramente Niccolò Fabi, il perché è ovviamente quello che ho detto poche risposte fa.


Concludendo la nostra chiacchierata ti porgo la nostra domanda di rito. Qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Spero che la mia musica possa arrivare a tante persone senza smettere mai di rappresentarmi.


Grazie di cuore per il tuo tempo e per la tua musica. In bocca al lupo per tutto!


Flavia Paoli

Simona Valentini

Arianna D'Ambrogio