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Crytical: da Amici a una nuova Alba



Il 20 ottobre è uscito il singolo di Crytical, nome d'arte di Francesco Paone, che il pubblico ha iniziato a conoscere e apprezzare grazie alla partecipazione al talent show Amici di Maria De Filippi. Il trampolino di lancio è stato solido, ma come ben si sa non è sempre comodo; per Crytical il salto è stato alto e con il nuovo singolo dal titolo L'Alba punta ancora più su, ma con una consapevolezza diversa, con i piedi ben saldi nella realtà, dopo aver compreso com'è realmente il mondo della musica e lo stravolgimento che porta.

L'estate appena finita, anche se le temperature ci illudono, è stata un susseguirsi di concerti per l'artista, con oltre trenta date lungo la penisola.

Ho avuto con Crytical una chiacchierata in cui non si è mostrato solo come artista, ma come Francesco, ragazzo talentuosissimo e volenteroso di far arrivare le sue parole a quante più persone possibile.


Innanzitutto, come stai?

In questo periodo sono molto impegnato, c’è molto stress, ma sto cercando di prendere frutti di questo stress e trasformarli in ciò che faccio, me la sto vivendo abbastanza bene.

Una nuova vita, diciamo...

Eh no, cioè cambiare vita da un momento all’altro ti porta ad avere questi sbalzi, momenti di picco e momenti di tranquillità...

Questa nuova vita richiama anche un po’ il titolo del singolo, un’alba artistica ma anche personale...

Assolutamente si, questo singolo è un po’ una rinascita, ha lo scopo di creare una nuova strada, mantenendo le radici di quella prima. Io sono la stessa persona che sta affrontando una nuova vita, di conseguenza ho la stessa mentalità e la stessa voglia, ma mi trovo in un contesto completamente diverso...

A proposito di “contesto diverso”, tu provieni da un talent, Amici, e in questi contesti il rap e la scrittura delle barre è un po’ un’arma a doppio taglio essendo un ambiente molto “pop”. Secondo te, c’è un ingrediente particolare che è imprescindibile all’interno delle barre e della personalizzazione in generale dei testi che devi utilizzare per non “snaturare” un pezzo?

Assolutamente si, è sempre molto rischioso perché tu stai modificando un pezzo di un altro artista che nella maggior parte dei casi ha fatto un pezzo di storia della musica. Secondo me il segreto per riuscire ad arrivare alle persone e poter mettere mano alle barre di un’altra canzone è quello di metterti a nudo, essere sempre vero e di trasmettere quello che vivi attraverso quello che scrivi.

E a proposito di quello che vivi, io so che tu quest’estate hai fatto un tour abbastanza ricco, come hai vissuto quest’esperienza e che effetto ti ha fatto incontrare il pubblico non solo all’interno dello studio televisivo, ma proprio dal vivo?

È stata un’esperienza bellissima, la prima data è stata fatta insieme ai The Kolors a Monreale e

vedevo tutte queste persone dalla finestra del camerino dove eravamo e pensavo: “chissà chi mi conosce”, ho detto “non mi conoscerà nessuno”. Allora come arrivo, esco dal van, salgo sul palco e sento questo boato di gente, vedo i cartelloni con il mio nome e li ero stranito perché da un momento all’altro, da sei mesi prima che ero a scrivere le mie canzoni in camera, e ora sei mesi dopo ero li a cantare davanti a tutte queste persone... Mi ha fatto un effetto pazzesco...

Beh una bella botta...

Assolutamente si, questa sensazione me la sono portata per tutto il periodo delle 30 date che poi abbiamo affrontato. Ogni data, vedevo persone da tutta Italia, persone che mi portavano regali, cartelloni, supporto. È stata un’esperienza che spero di rivivere subito, sia col tour invernale che con quello estivo, e che spero di continuare per sempre, perché è ciò che mi fa stare bene.

A proposito del passato, da “Sangue Nero” tu sei cambiato... Ma in che senso ti senti cambiato? Ti senti cresciuto artisticamente in che modo? Ti senti migliorato, in cosa vorresti migliorare…

Innanzitutto, grazie per aver citato “Sangue Nero” perché è un pezzo di me, perché a 14 anni mi ha svoltato la vita quel disco... Mi sento molto cresciuto sia a livello artistico che umano. L’esperienza nella scuola di Amici mi ha completamente cambiato perché mi ha insegnato a dare un senso a quello che scrivo e che dico, mi ha insegnato a collegare sempre un ricordo o un’emozione a ciò che canto. Questo procedimento a me mancava.

È come se andassi per immagini...

Esatto! Esattamente, è stata una svolta perché mi ha dato veramente modo di mettere me stesso in quello che faccio. Oltre che a livello puramente tecnico, dove mi ha formato perchè pensa che prima di entrare nella scuola avevo molto timore di cantare, non mi piaceva la mia voce, non mi sentivo, mentre adesso sono molto più sicuro. Mi ha dato un modus operandi mentale che adesso mi permette di non aver più paura di niente quando salgo sul palco, ci rimarrei per tutta la vita.

Ma tu avevi preso già lezioni per quanto riguarda il canto o ad Amici è stata la prima volta?

No, io non avevo mai fatto lezioni di canto, quindi è stato proprio l’inizio.

Sempre a proposito di Amici, c’è una cover o un’esibizione in generale che ti è rimasta nel

cuore e dici “la vorrei rivivere se potessi, anche adesso”?

Questa è una bella, bella, bella domanda… Forse, lo sai che ti dico l’ultima che ho fatto “Il

favoloso mondo di Amelie” perché quella canzone me la sento particolarmente tant’è che la porto ancora nei concerti perché quando l’ho cantata li avevo capito tante cose. Avevo capito che c’erano persone che mi volevano bene. Mentre la cantavo stavo pensando a tutt’altro, ero in un altro emisfero...

Eri nel tuo di mondo...

Esatto, ero nel mio mondo, pensavo proprio ad altro.

E invece facciamo un po’ di gossip, della classe di Amici sei rimasto in contatto con qualcuno?

Si si, assolutamente si. Quelli con cui mi sento maggiormente sono Luca, LDA, lo sento quasi

sempre, quando è possibile con Luigi, solo che ogni volta che mi sento con Luigi siamo ai poli

opposti dell’Italia… Con Carola mi sento spesso, sono andato a vederla all’ultima data al Teatro. Principalmente con loro, ma per messaggio un po’ con tutti.

E ti piacerebbe collaborare con loro in futuro?

Io li reputo tutti molto validi sia artisticamente che umanamente, quindi assolutamente si. Lì

dentro, oltre a creare nuove amicizie, capisci anche il valore di un artista a 360°, quindi ti dico di si.

Ti faccio un’ultima domanda, un po’ di rito: un augurio che fai a te stesso e alla tua musica.

Questa è una bellissima domanda… Allora, l’augurio che faccio a me stesso è quello di tornare a vivere le emozioni come una volta, perché ultimamente sto vivendo una sorta di apatia che non avevo mai vissuto prima ed è una cosa bruttissima, perché prima accusavo tutte le emozioni che avevo, tutte. Quindi mi auguro di tornare a sentire quelle emozioni, riuscire a trascriverle e vedere le persone ai miei concerti piangere per quello che dico. Un augurio che invece faccio alla mia musica è quello di riuscire ad essere “capita”. Ora, c’è differenza tra una persona che ti ascolta e una persona che ti comprende. Preferirei avere 1000 persone che mi comprendono che 20.000 persone che mi ascoltano, credo sia più importante arrivare a capire ciò che si dice piuttosto che ascoltarlo e basta.

Anche perché i tuoi testi non sono mai banali, quindi arrivare a comprenderli è la chiave, no?

Certo, si si è quello. Io punto tutto su quello. Credo che la musica sia comunicazione, quindi tendo sempre a lasciare qualcosa e se mi accorgo che non sto lasciando quel qualcosa, mi impegno sempre di più per arrivare la volta dopo a farlo.

I tuoi testi sono molto belli perché non sono mai banali, sono profondi e vanno ascoltati capendoli, non solo canticchiandoli. Grazie mille e speriamo di incontrarci a qualche live!

Si assolutamente, certo, grazie mille!







Arianna D'Ambrogio

Simona Valentini






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