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Federico Secondomè: "100 ANNI" e la voglia di Live



Federico Secondomè, all’anagrafe Federico Sambugaro Baldini, è un cantautore e produttore di Verona, classe ’95, che nel tempo ha cambiato varie forme artistiche rimanendo tuttavia sempre fedele a se stesso. Dopo un progetto sviluppato con Universal con lo pseudonimo “FAITH”, Federico decide di concentrarsi sulla scrittura in italiano dando vita, insieme a Sugar, al progetto Federico Secondomè, che fonde il nuovo pop con una forte e personale ricerca sonora. Già autore e produttore per diversi artisti come Raphael Gualazzi, Emma Muscat e Greta Menchi (per citarne alcuni in maniera trasversale), Federico dedica ogni sua giornata alla creatività. “100 ANNI” è il suo ultimo singolo, continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccontato in merito al brano e ai suoi progetti futuri.


Ciao Federico, per iniziare presentati e parlaci un po’ di te e del tuo nuovo singolo, 100ANNI:

Ciao a tutti e grazie. Quattro anni fa ho iniziato un percorso in Universal con un altro pseudonimo che era Faith,ovvero la traduzione letterale del mio nome. Avendo già canzoni mie in italiano e avendo fatto già l’autore ho deciso di aprire questa seconda possibilità. La scelta migliore era diventare indipendente con un percorso serio e direzionato dove posso esprimermi di più secondo cosa sento. Federico Secondomè è diventato una specie di diario personale. La musica che porterò sarà tantissima da qui in avanti dato che ne ho molta nel cassetto. Essere indipendente dà un occhio molto più reale e personale. Se prima magari c’era qualcosa di commerciale adesso è “anti hype”. Penso che quando stai cantando e suonando lo fai nello stesso modo, a prescindere se hai un pubblico di 12 o 5 mila persone. Vorrei riuscire a interagire con tutta la sala nel mezzo di un live.


“100ANNI” appare come una sorta di flusso di coscienza, da che esigenza nasce l’idea?

“100ANNI” nasce da un momento comune per noi tutti, quello di trovarsi in casa in quarantena e scoprire che ci si divideva nella stessa casa a causa della positività o meno di una o l’altra persona convivente. Io vivo a Verona con la mia ragazza e mi è successo, io ero positivo e lei negativa. Quell’esperienza ci ha fatto pensare alla nostra relazione e a tante cose. I 100 anni non so se sono quelli che percepisco della mia storia con lei, anche perché quando stai con una persona ti sembra di conoscerla da sempre. E’ un iperbole.. Ho preso ispirazione da una canzone di Piero Ciampi di cui sono fan. In “Adius” lui cantava “ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni”. Ho pensato che io potevo accontentarmi di dirne 100 (ride,ndr)


Il flusso di coscienza di “100ANNI” si riflette nel videoclip del brano realizzato da Simone Fianco. Raccontacelo un po’:

Il video è molto autentico perché registrato esattamente sullo stesso letto in cui ho scritto e registrato il brano. E’ stato tutto interconnesso e l’idea è venuta per caso. Si pensava agli oggetti del piacere in generale del mondo di oggi. Mi son detto che anche un panino del Mcdonald poteva essere d’ispirazione e ho deciso di “mettere del consumismo in questo video”. Il video è molto visual. Per un emergente i costi sono alti, soprattutto quando non si hanno strutture giganti alle spalle. Il contenuto rafforza la canzone, è autentico e low budget.


Hai collaborato con artisti molto vari, cito per esempio Raphael Gualazzi, Emma Muscat e Greta Menchi. C’è un’esperienza che ti porti nel cuore e a cui sei particolarmente legato?

C’è un aneddoto che mi lega a Raphael Gualazzi. Collaborare con lui mi ha aperto molte possibilità̀ personali di crescita. Il 13 agosto del 2019 era venuto da me in studio dato che entrambi non eravamo andati in vacanza; abbiamo deciso (visto che abitavamo a venti minuti di distanza) di fare andare in studio insieme per vedere cosa venisse fuori. Quella mattina lì abbiamo parlato tutto il tempo, ci siamo confrontati su tante cose tra cui anche fatti personali. Era una sensazione particolare vedere tutti in vacanza. Quello che lui raccontava io lo riportavo in note sul pianoforte, eseguivo le note in base a cosa lui diceva, come se fosse una colonna sonora. Così è nata una sua canzone che si chiama “la libertà". Sono molto legato a quel pezzo e al tempo pensammo anche di portarla a Sanremo ma poi non fu più possibile.


In questo periodo di pandemia, la musica sta incassando un colpo durissimo. Cosa pensi della situazione che il mondo dello spettacolo sta vivendo? Pensi che lo streaming possa eguagliare in qualche modo le performance live?

Speriamo che sia possibile presto tornare a suonare. Ho tantissimi amici musicisti che sono stati costretti a cercarsi un lavoro secondario per mantenersi e non ne avevano mai avuto bisogno prima. E questo è molto grave. Per quanto riguarda lo streaming, credo che abbia rivelato grosse falle: gli autori non guadagnano come forse si pensa. Il proprietario del master guadagna infatti 13 volte di più del proprietario della canzone, di chi ne è autore. Banalmente se un’etichetta acquista il master della canzone e quindi lo mette in distribuzione

e in commercio fa molti più soldi di chi l’ha scritta. Non è sostenibile! Nei concerti è il contrario. La SIAE viene pagata maggiormente e chi fa tanti concerti, ad un certo punto dell’anno, riceve degli introiti della SIAE perché ha suonato davanti a tanti quei brani. La proprietà del master non vale invece nello streaming che dovrebbe, a mio avviso, essere accompagnato da modifiche di rendicontazioni. La musica si sta mobilitando con manifestazioni. Ci sono anche tanti collettivi di autori ed editori che stanno chiedendo più riconoscimento anche con petizioni.


Parlando di progetti futuri, puoi darci qualche spoiler?

A fine maggio uscirà un nuovo singolo e non vedo l’ora di far sentire il pezzo. Uscirà un EP di 5 tracce in seguito come prima chiusura di questo mio nuovo inizio personale. Poi mi concentrerò sul lavoro futuro, a lungo termine. Stiamo lavorando per realizzare anche dei live e i bravissimi ragazzi della mia etichetta (la Neverending Mina) mi stanno fissando date per questa estate.


Per concludere, una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

A me stesso auguro di rimanere sempre mio amico. Nel tempo “l’amicizia” è stata molto solida ma anche molto difficile da mantenere. Alla mia musica auguro di migliorare sempre di più, per lasciarmi un ricordo e a chi vorrà ricordarmi per cercare di dire qualcosa di nuovo.

Simona Valentini

Flavia Paoli