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Francesca Sarasso: dentro una parola o una nota c’è la mia anima


"Attacchi di Panico" è il nuovo singolo di Francesca Sarasso, classe '95 nata a Vercelli.

Inizia a studiare musica all'età di otto anni e da sempre predilige il genere cantautorale, che arricchisce con sfumature e contaminazioni provenienti da diversi altri generi e stili, e con testi cinici, ironici e taglienti.

Nel 2017 partecipa con il brano “Non c’incontriamo mai” a Musicultura, vincendo il Premio della Critica e il Premio per la Miglior Musica, e si esibisce all’Arena Sferisterio di Macerata per le ultime tre serate di Festival. Lo stesso anno partecipa come autrice al prestigioso premio Lunezia.

"Antiamore" e "Attacco di Panico" sono i singoli che anticipano il nuovo progetto della giovane cantautrice, noi abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con lei, continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccontato.


Non hai scelto un nome d’arte, ma ti presenti con nome e cognome, a differenza di molti che ne usano dei più disparati. Questa è una scelta mirata all’idea di autenticità?

Totalmente! Io sono il mio nome e, se devo essere sincera, se venissi chiamata per la strada con un nome d’arte non mi verrebbe spontaneo neanche girarmi!


La canzone è molto personale, inoltre è scritta in prima persona. Quanto credi sia importante mettere nel testo qualcosa di autobiografico?

Io sono ciò che scrivo. Mi piace definirmi una cantautrice senza fantasia. Mi limito solo a

raccontare ciò che ho dentro. La musica è prima di tutto sincerità


Intanto ti faccio i complimenti per la canzone, è davvero bella e d’effetto. È una scelta voluta essere diretta nel testo e pulita nella base? Spesso si tende a parafrasare molto e a mascherarsi.

Quando hai così tanto dolore dentro, girare attorno ad un concetto risulterebbe artefatto. Ho

dedicato molta attenzione alle parole di questo testo, che è probabilmente il più intimo che io abbia scritto fino ad oggi. Posso dire che nella vita qualche maschera la indosso, ma non potrei mai farlo nella musica. Dentro una parola o una nota c’è la mia anima.


In questo caso la musica è stata d’aiuto nella risalita da un momento buio? Riesce a stringerti la mano per risalire?

Si. La musica consola. Mi ha salvata ben più di una volta e le sono grata per questo.


Quanto è importante secondo te lo studio come “porto sicuro” e quanto invece lo è la dimensione del live?

Sono due facce della stessa medaglia. Amo lo studio. Mi fa sentire protetta. Il palco invece è una festa! Emoziona tanto.


C’è qualcuno che ti ha ispirato nel tuo percorso musicale?

Sicuramente Cesare Cremonini.


Da marzo 2020 è come se vivessimo in pausa, sul filo del rasoio. Questo periodo di emergenza sanitaria, con la quarantena e altri problemi derivanti, ti è stato d’aiuto in ambito artistico o ha frenato il tuo flusso?

A tratti lo ha frenato. Io ho bisogno di vivere per poter fare musica. Anche se devo dire che nelle ultime settimane sto scrivendo tantissimo. Forse tutto questo è servito anche a ricaricare le pile


Concludo con una domanda di rito, la facciamo a tutti gli artisti con cui abbiamo modo di scambiare due parole: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Di andare lontano. Di rendere felice me e chi la ascolta.