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Greta Zuccoli: mi auguro di non accontentarmi mai di quello che sono


Greta Zuccoli è una cantautrice napoletana davvero riconoscibile nel panorama italiano. Nasce con i Greta & The Wheels, band partenopea. Scoperta da Damien Rice durante un concerto del cantautore irlandese, Greta ha duettato con lui all’ Olympia di Parigi e per tutta la durata del tour estivo in barca a vela, “Wood Water Wind Tour”. Greta partecipa al film “Il ladro Di Giorni” di Guido Lombardi con Riccardo Scamarcio, cantando dal vivo la canzone “Un’altra vita o ieri”. Collabora al progetto di Amnesty International Eleanor's Dream, che la vede ospite di vari eventi in tutta Europa.

Nell’estate del 2020 partecipa al tour estivo del cantautore Diodato “Concerti di un’altra estate”, come membro della sua band.

Questa sera vedremo Greta tra i 10 finalisti di “Amasanremo” con il suo brano “Ogni cosa sa di te”, il talent delle giovani proposte per Sanremo 2021. Che sia la quota rosa delle nuove proposte del 2021? Non ci resta che collegarci questa sera su Rai1.

L'abbiamo intervistata per conoscere meglio lei e la sua arte. Volete saperne di più? Non vi resta che proseguire la lettura.


Ciao Greta, benvenuta su QBMusica! Siamo a pochi giorni dalla finale di ‘AmaSanremo’ e scopriremo i nomi delle giovani proposte che saliranno sul palco dell’Ariston nella prossima edizione del Festival. Come stai e come ti stai preparando a questo evento? Sono molto felice ed emozionata. Sono gli ultimi giorni di prove e preparativi, dove il tempo sembra volare. Appena arrivata mi sono concessa una passeggiata sul lungomare. Sanremo mi ha accolta con un sole splendido! A tratti sembra davvero surreale essere qui. È una città con un’energia incredibile. Vedere il Casinò di Sanremo dall’esterno mi ha dato un impatto fortissimo. Pensare di cantare su quel palco mi riempie il cuore di gioia. Non vedo l’ora!

Napoli è la tua città di origine e lì ti sei formata e diplomata con il massimo dei voti in canto jazz presso il Conservatorio ‘S.Pietro a Majella’. Quanto ha influito nel tuo percorso studiare e crescere in una città che ha visto ‘passare’ tanti artisti importanti?

Ha influito molto, a volte anche inconsapevolmente. Sono molto legata alla mia città. Al conservatorio ho avuto modo di confrontarmi con tantissimi musicisti e maestri che mi hanno consentito di esplorare tanti colori possibili della musica. Parliamo di musicisti che hanno fatto parte di un movimento musicale rivoluzionario ed innovativo che è partito da Napoli ed ha portato quella musica e contaminazione oltre i confini nazionali ed internazionali. Tutto questo ha rappresentato un’esperienza molto intensa. Ma anche difficile, perché sai di confrontarti con un mondo che è da qualche parte dentro di te, ma è talmente importante il peso di quella storia musicale che devi imparare a non avere fretta, a scoprirlo piano piano. Sono cresciuta nella visione della musica come confronto e condivisione e una città come Napoli ti insegna il senso più profondo della parola “accoglienza”, nelle emozioni della musica e della vita.


Nel 2017 hai pubblicato un EP con il progetto di “Greta & The Wheels”. Com’è nato questo nome e soprattutto quando è nato il desiderio di dar vita ad una band?

È nato grazie ad una scuola di musica che frequentavo a 14 anni, quando mi sono avvicinata allo studio della musica. Facevo parte di un dipartimento di musica d’insieme dove c’erano musicisti di tutte le età e provenienti da mondi musicali diversi. È stata una dimensione di confronto molto importante per me. Lì ho conosciuto i musicisti di Greta & The Wheels e abbiamo deciso di formare una band. “Wheels” sta per “ingranaggi”. Ci siamo sempre sentiti gli ingranaggi di un meccanismo, il nostro meccanismo, che funzionava perché nell’armonia dell’insieme. Abbiamo lavorato su un repertorio che mettesse insieme tutte le nostre influenze in qualche modo, dove molto forti erano gli echi della musica folk, mio grandissimo amore da sempre.


In estate hai pubblicato il singolo “Golden Cracks”, letteralmente ‘crepe dorate’. Pensando alle immagini usate e alle tue stesse parole sui social mi è venuta in mente la filosofia giapponese del Kintsugi. A cosa ti sei ispirata per scrivere questo brano? Golden Cracks è una lettera d'amore indirizzata a me stessa e chiunque si riconosca in quelle emozioni. Rappresenta il tentativo di resistere all’urgenza di voler far funzionare necessariamente tutte le cose, rimettendo insieme i pezzi di qualcosa che si è rotto. Con Golden Cracks decido di far scorrere oro nelle mie crepe e finalmente comincio a respirare. A partire da quelle che riconoscevo solo come mie fragilità. In questo senso mi sono ispirata alla filosofia del kintsugi, per poi rovesciarla. A volte riparare le cose ha un senso e funziona anche molto bene, specie se riesci a ritrovare una certa bellezza in qualche modo. Altre volte per salvarti devi farti “fiume” per fluire. Devi scorrere, lasciar andare.

Recentemente su Spotify hai creato una playlist intitolata “Un’ora di me” per condividere i tuoi ascolti e raccontare di più di te. Tra gli artisti che hai incluso ci sono Jeff Buckley, Fabrizio De André, i Blur, Bjork. Nomi incisivi e importanti. Che cosa rappresentano concretamente per te?

In quella playlist ho provato a raccogliere le canzoni di alcuni degli artisti che hanno influenzato e segnato la mia formazione musicale. Sono sempre stata molto curiosa e mi piace perdermi nei mondi che la musica riesce a regalarti tra i suoni e le parole.

Quando ho incontrato la musica di questi artisti è stato amore a primo ascolto. Sono stati fonte di grandissima ispirazione e ancora oggi quando sento di star perdendo il contatto con me stessa e con quello che voglio comunicare, li ascolto per ritrovarmi.

Sono per me grandissimi esempi della libertà che la musica ti consente di esplorare. La cosa più bella è la verità che riconosco nel loro linguaggio, nel modo di esprimere la musica e di porgerla agli altri. Indipendentemente dalle diversità spaziali e temporali in cui abita la loro musica, io ascoltandoli mi sento a casa. Questo mi fa emozionare tanto.

‘Last but not least’ non possiamo non citare Damien Rice, un artista eccezionale che noi tutti conosciamo. Il destino vi ha voluto protagonisti sul palco del Teatro Olympia di Parigi e successivamente in tournée in Europa. Nonostante la giovanissima età non deve essere stato semplice approcciarti a questa nuova ‘sfida’ (e per questo ti faccio i miei complimenti). Qual è il ricordo più bello che ti è rimasto di quella esperienza?

Ho tantissimi ricordi di quella splendida avventura. Forse il più bello è legato all’attesa prima di salire sul palco dell’Olympia. Avevo la sensazione di essere davvero minuscola in quel posto così grande, per il peso storico di quel luogo magico. Sentivo fortissima l’emozione di calcare un palco che ha ospitato i nomi più importanti della musica a livello mondiale.

Era la mia prima volta sul palco insieme a Damien ed è stato incredibile. Insieme a lui non ho avuto neanche un attimo la percezione di essere fuori posto. C’era una magia attorno a noi. Il pubblico ascoltava in religioso silenzio e le nostre voci sembravano volare nello spazio. Damien è un artista ed essere umano davvero speciale. Quella esperienza ha cambiato per sempre il mio modo di vedere le cose. Il tour in barca a vela poi, è stato davvero incredibile. Per circa un mese abbiamo vissuto su un veliero antico, insieme a musicisti provenienti da parti diverse del mondo. Era la squadra dei miei sogni. Quella barca è diventata casa, ed il mare il palcoscenico più incredibile in cui abbia mai cantato.

Ci spostavamo nelle varie tappe del tour proprio con quel veliero. È difficile spiegare le emozioni che ho provato. Mi porto nel cuore ogni singolo momento di quella avventura speciale.


Personalmente ho avuto il piacere di ascoltarti dal vivo durante una tappa di “Concerti di un’altra estate”. Hai affiancato la voce di Antonio Diodato, cantautore di grande sensibilità e talento nonché protagonista musicale di questo 2020. Se ci sono stati, quali sono i consigli che Antonio ti ha trasmesso da quando vi siete conosciuti?

Quello con Antonio è stato un incontro molto importante per me. È un periodo di grandissimi cambiamenti e riflessioni su quello che sono e che vorrei diventare, a livello artistico ma soprattutto umano. Quando hai la fortuna di incontrare persone ed artisti come lui, mettere a fuoco le cose sembra più semplice. Antonio ha creduto nella mia arte in un momento in cui stavo mettendo in discussione tante cose di me. Sentivo da tempo una forte necessità di esprimermi nella mia lingua madre. Avere la possibilità di conoscere la sua arte ed umanità così da vicino, mi ha fatto sembrare più naturale l’espressione di quella ricerca, che portavo avanti da tempo. Stare al suo fianco quest’estate, in un tempo di emozioni tanto intense, mi ha fatto capire cosa significa realmente darsi alla musica senza riserve. Ma soprattutto combattere per le proprie emozioni affinché escano fuori nella maniera più sincera possibile, senza paura.


“Ogni cosa sa di te” è il tuo primo brano in italiano di cui sei autrice e compositrice. La produzione è stata affidata allo stesso Diodato insieme a Tommaso Colliva. Gli archi sono stati curati da Rodrigo D’Erasmo. Qual è il messaggio che, al di là della gara, vorresti che arrivasse a chi ti ascolta?

Vorrei che fosse un messaggio di rivoluzione. Dove i vuoti che sentiamo dentro diventino risorsa da riempire di infinite “altezze”, che ci mettano in contatto con il nostro cuore e ci avvicinino a quello delle persone che amiamo, anche quando le distanze sembrano incolmabili.

Un’ultima domanda per noi di rito e che speriamo possa essere di buon auspicio per te. Qual è l’augurio che fai a te stessa e alla tua musica? Che sia sempre sincera. Mi auguro di non accontentarmi mai di quello che sono, di spingermi sempre oltre i miei limiti e imparare ogni giorno di più. Di fare pace con tutti quei conflitti che sento dentro e trasformarli in musica. Che la mia musica mi assomigli e che mi faccia sentire al sicuro e al contempo mi porti lontano da me stessa e mi faccia scoprire cosa sono davvero.


Un enorme in bocca al lupo per questa esperienza e per tutti i tuoi progetti futuri, Greta.