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HALE: "Perdere tutto" segna l’inizio di un nuovo percorso, sia musicale che umano


PERDERE TUTTO”, uscito il 26 marzo (Abr Records “Label & Management”), è il nuovo brano del cantautore Pasquale Battista, in arte HALE (acronimo di "Ho Ancora Libera Essenza"), già disponibile in digitale.

Nato a Salerno il 20 giugno del 1995, si approccia al cantautorato italiano fin da bambino, all'età di 2 anni.

La sua formazione musicale ha inizio all'età di 11 anni con lo studio del pianoforte e, poco dopo, si avvicina anche al canto con il Maestro Marco Parisi. A 17 anni inizia a scrivere i suoi primi brani e tra il 2017 e il 2019 si impegna nella scrittura e composizione nella costante ricerca della sua identità artistica.

A marzo 2020 viene distribuito da Universal Music Italia l'album “Il giardino degli inconcludenti”, pubblicato per la prima volta nel 2018.

Attualmente impegnato alla lavorazione di un doppio album, HALE ha collaborato lo scorso anno con il Maestro Celso Valli e con il Maestro Marco Zangirolami, con quest’ultimo in particolare per la produzione del nuovo singolo “Perdere tutto”.

Abbiamo scambiato due parole con lui, l’intervista continua sotto il videoclip ufficiale di “Perdere tutto”!



Ciao e benvenuto su QBMusica, per iniziare parlaci un po’ di “Perdere tutto”, come è nato il brano?

Nasce al pianoforte in venti minuti qualche settimana dopo una chiacchierata con un amico, guardando dall’alto una Roma che si era appena svegliata. Per me segna l’inizio di un nuovo percorso, sia musicale che umano. È stato un po' perdere tutto nel senso più ampio di dover chiudere col passato per poter ripartire, dopo un periodo di stasi che si è protratto per tanto tempo.

HALE è acronimo di Ho Ancora Libera Essenza, ti va di raccontarci a cosa deriva questa scelta e cosa vuole comunicare?

Questa è una cosa che spiegherò nell’intro del doppio album che ho quasi portato a termine e vedrà la luce prossimamente! So anche che molti sbaglieranno a pronunciarlo dicendolo all’inglese e molti lo scriveranno in minuscolo togliendogli involontariamente anche un po’ di significato, ma è un rischio che ho voluto correre (ride, ndr)

Il videoclip di “Perdere Tutto”, di cui sei co-sceneggiatore, vede alla regia Daniele Barbiero e alla fotografia Leonardo Mirabilia. Come è nata l’idea? Cosa volevate comunicare?

Era un sogno ricorrente che facevo durante il primo lockdown, di quelli che quando poi riapri gli occhi ti lasciano un po’ turbato durante il giorno. Ho pensato che riportarlo in immagini che accompagnassero la canzone fosse la giusta chiusura del cerchio. Daniele si è mostrato subito entusiasta del progetto, come anche Leonardo, e infatti ringrazio loro e tutta la squadra che ha lavorato a questo mio “sogno”. Ringrazio soprattutto Giuseppe (Ruggeri, manager e produttore, ndr), perché senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile.

Il brano “Perdere Tutto” fa da base a tantissimi video su TikTok, ti aspettavi un riscontro simile su questa piattaforma? Quale è il tuo pensiero in merito all’impatto dei nuovi mezzi di diffusione della musica? Sei un “conservatore” o ti apri a queste nuove vie?

TikTok è un bel posto perché ognuno può dare anche visivamente la sua chiave di lettura alla canzone e alle sensazioni che può suscitare. Io credo che purché la musica possa viaggiare e diffondersi, ogni mezzo ha una sua “dignità” e un suo mondo, quindi io mi considero aperto a tutto ciò che riesce a fare da risonatore a quello che canto e scrivo e anche alla musica in generale.

Cosa ti senti di dire a chi, per colpa della pandemia, ha letteralmente “perso tutto”?

Ho paura e sono molto triste, non avrei parole di conforto che non sfocino nella retorica, quindi preferisco unirmi in silenzio al loro dolore e abbracciare idealmente chi ha sofferto e ancora soffre. Da musicista mi sento molto coinvolto perché la musica, oltre a "far divertire", ha il grande potere di infondere speranza e portare via per un po' il dolore.


Sappiamo che stai lavorando all’uscita di un doppio album, puoi darci qualche anticipazione?

Per adesso sento di dire soltanto che segnerà una linea di demarcazione netta con il mio passato, che sarebbe già totalmente alle spalle se non fosse per il fatto che sono ancora a fare i conti con alcune canzoni che vengono dritte da lì.

Covid permettendo, ti piacerebbe portare questo tuo progetto live in giri per l’Italia? Quanta è la voglia di ripartire in questo senso?

Se mi soffermo a ripensare al progetto live andato in fumo a marzo dell’anno scorso a causa della pandemia mi viene quasi da piangere, perché avrei avuto l’occasione di portare dal vivo il mio primo album (Il giardino degli inconcludenti, ndr). Sarebbe stato l’inizio di un sogno e infatti non nascondo che per questo motivo ho passato un periodo decisamente triste. Io però credo molto in un piano divino. Col senno di poi, per quanto mi riguarda, forse non era ancora il momento giusto. Adesso mi sento sicuramente più pronto e più leggero, con più consapevolezza e con molto più da raccontare, quindi non appena si potrà tornare a suonare dal vivo sarò il primo a non vedere l’ora di farlo. Per adesso c’è solo la speranza che tutto questo passi in fretta.

Qual è il primo concerto che andrai a vedere appena sarà possibile?

Dodici note del grande mago alle Terme di Caracalla! Con Baglioni e le sue canzoni ci sono cresciuto grazie a papà. Infatti probabilmente è nel 2001 al San Carlo di Napoli, durante il suo InCanto tra pianoforte e voce, che ho deciso (con la leggerezza di un bambino di sei anni) che avrei dedicato la mia vita alla musica.

C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare? Se sì, perché?

Parlando della mia generazione ti direi Mr.Rain, perché dai suoi testi riesco a percepire una storia che mi è molto vicina.

Per concludere, una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Io nel mio piccolo spero soltanto di poter arrivare ai cuori delle persone e poter fare in modo di ritrovarci tutti un po’ meno soli.