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  • Arianna e Simona

I Lupi di Ermal si raccontano: l'intervista alla citybase


Siamo abituati a leggere interviste ad artisti acclamati, ma cosa succederebbe se passassimo la parola a coloro che sono dall’altra parte del palco?

Siamo stati presenti a due date del #NonAbbiamoArmiTour e abbiamo intervistato alcuni Lupi presenti agli eventi. Nei giorni seguenti la lampadina si è accesa e abbiamo pensato di espandere il progetto anche sul web, visto che, nella nostra ignoranza, non crediamo ci sia una fanbase più attiva e presente sui social della “città” de I Lupi di Ermal. Prima di farvi leggere qualcuna delle centinaia di risposte che abbiamo ricevuto, ci teniamo a ringraziare di cuore ogni singola persona che ha collaborato con noi, ma anche e soprattutto I Lupi di Ermal, ossia il fanclub ufficiale del cantautore.

Qualsiasi viso, qualsiasi corpo, qualsiasi insieme di atomi e molecole, a primo impatto, dal nostro cervello viene associato ad una parola, proprio per questo siamo andati a chiedere ai Lupi qual è la parola che associano ad Ermal Meta. Le risposte sono state varie, ma quella che spicca su tutti è la parola "umano", come anche "emozione", "luce", "carisma". La parola che racchiude quasi tutto è "casa", in quanto molti lo definiscono come "un pezzo di vita". Si passa da "operaio della musica" a "affamato di musica" per descrivere il rapporto che i fan vedono tra il cantautore e la musica. Ermal è "felicità", "spensieratezza" e "coerenza", oltre che "inammazzato" e "ammaliante".

La domanda è: "qual è la canzone che in scaletta non dovrebbe mai mancare? Perchè?" ed è davvero facile trovare quelle che il fandom vuole proteggere con le unghie e con i denti, ossia tra tutte "Vietato Morire" e "A parte te".

"Vietato morire è la sua canzone, è il coraggio ed è la forza. Ha medicato forse almeno l'80% della sua anima e in parte anche della nostra"; "è un inno per chiunque voglia virare il proprio destino, apparentemente già segnato, verso il raggiungimento della propria libertà e felicità"; "ricorda che non bisogna mai arrendersi a chi vuole farci del male, bisogna combatterlo"; "è un potentissimo messaggio di amore e di vita che ti scava dentro, ti fa piangere e poi rinascere".

Molti Lupi definiscono "A parte te" come la loro canzone, "ognuno ha legato un proprio ricordo specifico a quella canzone ma allo stesso tempo è un momento di unione tra Ermal ed il suo pubblico" ed "è legata ad un simbolo che ormai accomuna tutti i Lupi: il palloncino giallo". Una risposta molto bella dice esplicitamente che questa è la canzone che gli ha salvato la vita. "Il vento della vita" è la canzone che molti sentono propria, "perchè si cade tutti i giorni e tutti i giorni siamo chiamati a ricominciare la nostra corsa... senza fretta".

In "Umano" "la natura umana nella sua pienezza viene rappresentata. La sua è una poetica filantropa che invita a cogliere la bellezza della vita umana anche ai suoi minimi, alle sue battute di arresto. C'è un'essenza puramente Umana nella sua musica". "Lettera a mio padre" viene definita come un contenitore di infinito.

La vera essenza di un artista viene fuori nel momento del live e i Lupi questo lo sanno bene; abbiamo chiesto loro cosa li ha colpiti la prima volta che hanno assistito ad uno show del loro beniamino e le risposte sono molto varie. "Il primo live è stato una botta di energia mai provata prima. Grande presenza sul palco e mi ha dato l'impressione che non ci fosse distanza tra palco e platea, ma fossimo tutti insieme e tutti collegati".

"Ha una capacità unica di leggere dentro il cuore della gente che sa poi magicamente tradurre in parole, musica, emozioni che accompagnano la vita di ognuno di noi. A me personalmente ha cambiato la vita, ascoltarlo mi è necessario e benefico, è linfa vitale, lui è una persona meravigliosa e si merita tutto l'amore del mondo". Sul palco Ermal è "senza alcuna maschera. È lui, limpido, senza troppe scenografie. Si lascia prendere completamente dalla musica. È come se ci fossimo solo noi, lui e la musica in quel momento" e "nonostante nelle esibizioni in tv sembri molto pacato e quasi timido, in realtà è un animale da palcoscenico".

C'è anche chi purtroppo non ha ancora potuto assistere ad un suo live e "per quel poco che arriva di un live, se lo si guarda dalla televisione o da computer, posso affermare che quello che mi colpisce di più è come la sua voce possa fare salti assurdi da un'ottava ad un'altra. Una voce calda e fresca allo stesso tempo, che riesce a toccare note altissime. Splendida".

I concerti di Ermal Meta non sono costituiti semplicemente dal momento in cui si spengono le luci e le note si impossessano dei corpi e delle strutture, ma possono essere definiti come delle vere e proprie esperienze di vita. A partire dal primo passo fatto nei dintorni del luogo in cui accadrà la magia, si viene inglobati in una realtà strana ma allo stesso tempo emozionante. Il sottofondo è costituto da risate, canzoni, il battito del cuore di persone che hanno la possibilità di rivedersi dopo tanto tempo o addirittura conoscersi per la prima volta, ma sentendosi parte di qualcosa iniziano a legare le loro vite indissolubilmente.

Abbiamo chiesto ai Lupi cosa gli piace dell'esperienza generale dei concerti di Ermal, oltre al momento stesso del live.

"L'attesa permette di conoscere chi, come te, ha trovato in Ermal il posto in cui rifugiarsi nei momenti bui", "è come ritrovarsi a casa". Il pubblico variegato che segue il cantautore italo-albanese salta subito all'occhio, sono presenti "famiglie intere, dai nonni ai nipotini". I Lupi hanno "negli occhi lo stesso fuoco e [...] alla fine ci si ritrova a raccontarsi un pezzo della propria vita che, guarda caso, è lo stesso che ci ha condotto sotto a quel palco". "Si incontrano tante persone, solo che a me viene difficile perché sono un disabile. Quando riesco a incontrare le altre persone mi sento molto felice", ma "Se seguono Ermal devono per forza essere delle belle persone".

"Ogni live è un’avventura che vivo con le mie amiche, quindi direi tutto. Ogni momento trascorso con le persone a cui voglio un gran bene, anche se questo significa non dormire anche per 30 ore, dormire sull’asfalto o fare file interminabili con qualsiasi condizione atmosferica"; "Il live è condivisione di un viaggio che parte da casa e che finisce giorni dopo del concerto, dopo lo scambio dei ricordi. La musica di Ermal è solo il contorno di quello che veramente accade".

"A differenza di Umano e Vietato Morire, in Non Abbiamo Armi hai notato un Ermal diverso?" è la domanda che ha raccolto pareri più contrastanti. "È sempre se stesso, mai diverso. Nelle sue canzoni, ciò che appare come debolezza in realtà è forza, è amore per la vita, che sia fatta di errori, lacrime, sorrisi, nuvole e stelle". "Trovo una scrittura più matura ed un'analisi della vita da un punto di vista adulto. Nei due album precedenti c'era più rabbia e la voglia di rivalsa sul mondo, dalla terra di arrivare a toccare le stelle (soprattutto in Umano, che trovo essere il più vicino a quelli de La Fame di Camilla). Qui si mette a nudo, indagando più profondamente nelle proprie emozioni rispetto al vissuto attuale, degli ultimi tre anni e non solo, in cui ritrovarsi".

"Trovo un Ermal cresciuto ma allo stesso tempo un Ermal che dà, come sempre, importanza alle cose più semplici della vita. Trovo un Ermal che scrive dell'amore, della vita e di tutto ciò che quest'ultima presenta ad ognuno di noi. Trovo un Ermal che è lo stesso di tre anni fa, che non ha abusato del successo che sta vivendo", ma allo stesso tempo "Io lo trovo sempre uguale. Qualche piccolo cambiamento sicuramente c'è stato, ma lui fondamentalmente è rimasto sempre lo stesso. (La cosa che mi dispiace è che ultimamente è meno disponibile con noi fan, sempre più nervoso e teso, però "gli voglio bene lo stesso")".

"Personalmente trovo un Ermal che ha aggiunto tantissime esperienze, sia positive che negative, all'interno del suo bagaglio. È un album che non va sentito, va ascoltato. Un tripudio di emozioni". "Credo che in ogni album non ci sia un Ermal diverso ma una sfaccettatura diversa di lui. Le sue canzoni non sono altro che lo specchio di parti della sua vita e del suo cammino per cui ovviamente si rinnovano sempre, ma nonostante questo Ermal è rimasto sempre fedele a se stesso".

"Ermal è sempre diverso anche se per me è sempre la stessa persona che mi ha incantato 9 anni fa. Più che diverso forse è solo più consapevole".

"Trovo un Ermal più maturo anche musicalmente. Il cambiamento fa parte della vita, altrimenti saremmo immobili e non miglioreremmo mai noi stessi. Però la sua anima è sempre la stessa".

Il fanclub è quel filo che favorisce ulteriormente l'unione tra l'artista e i suoi fan. Abbiamo avuto l'opportunità di scambiare due chiacchiere 'virtuali' con coloro che hanno dato vita al fanclub ufficiale I Lupi di Ermal. Facciamo insieme una passeggiata nel loro mondo fatto di passione e professionalità.

"Il fanclub è nato dopo una chiacchierata con Ermal in un bar vicino al Teatro Ariston, il 10 Febbraio del 2016; d'ispirazione al nome è stata la risposta dell'artista, durante un'intervista sanremese, agli in bocca al lupo: "che il lupo corra con me". Ci è stata raccontata questa piccola pillola e da quello che possiamo vedere spulciando sui social non hanno smesso mai un giorno di correre al suo fianco.

In che modo sono cambiate le cose rispetto agli esordi e come state gestendo questa crescita esponenziale del numero di fan e del lavoro da svolgere giornalmente?

"Eravamo un piccolo branco, ci conoscevamo tutti anche se eravamo sparsi per tutta la penisola, che credeva, condivideva, sognava con e per Ermal. Oggi siamo una splendida "City base" e lo spirito è sempre lo stesso. Siamo un team di quattro amministratrici, amiche, sorelle; gestiamo il fanclub come abbiamo sempre fatto, con rispetto, passione, sorriso e tanta voglia di condividere la musica di Ermal, facendo incastrare tutto tra i nostri impegni quotidiani, siamo donne multitasking".

Prima di essere fanclub, loro erano e sono fan: "Smettiamo di essere "professionali" nel momento in cui suonano la prima nota che da il via al concerto, lì siamo fan che vogliono godersi il concerto".

I Lupi sono instancabili, non si danno mai per vinti, anzi, sono sempre pronti a tagliare traguardi importanti, vediamo quali sono quelli che sognano di tagliare nell'immediato futuro: "Vogliamo far vincere la targhetta "tormentone estivo 2018" ad Ermal con i due bellissimi brani: Dall'alba al tramonto e Io mi innamoro ancora".

Non si fa altro che parlare del famosissimo Ermal Meta, ma vediamo insieme passo dopo passo come è arrivato ad essere uno dei cantautori più rilevanti della scena musicale italiana.

Di solito nelle fiabe il lupo è sempre l'antagonista cattivo, in questa storia invece è un giovane cantautore ricco di sogni, ambizioni e una spolverata di talento.

Ha sconfitto mostri, intemperie e qualche porta in faccia per arrivare dov’è ora.

Ermal Meta nasce a Fier, in Albania, 37 anni fa. La musica è sempre stata quel fil rouge che l'ha accompagnato sin da quando, ancora bambino, ha messo le dita sui tasti bianchi e neri di un pianoforte. L'imprinting musicale gli arriva dalla mamma, rinomata violinista.

Diventa grande cibandosi di sogni e note.

A 16 anni inizia a mettere il naso fuori dalla cameretta e con la band "Shiva" inizia a suonare dal vivo.

Entra poi a far parte degli "Ameba4", con i quali calca per la prima volta il palco del Teatro Ariston a Sanremo. Non tutte le strade sono comode e praticabili, così decide di cambiare rotta.

Nel 2007 mette di nuovo la chitarra in spalla e con una bella amicizia e tanto talento, la Dea Musica scocca la freccia: nasce la fame di Camilla. Sono tre gli album che vedono la luce: La Fame di Camilla (2009) Buio e luce (2010) e L'attesa (2012). Suonano, suonano e suonano ancora. Non importa quanta gente ci sia sotto al palco, loro vanno avanti dritti per la loro strada. Partecipano al Festival di Sanremo nel 2010, presentando in gara nella sezione Giovani il brano "Buio e luce".

La Fame di Camilla si scioglie e nel 2013 con Fabio Properzi, Ermal fonda il duo indie-folk/indie-rock KubriQ.

Scrivere è sempre stato il modo preferito di Ermal per esprimere ciò che sente, che vede e che pensa. Passa anni a scrivere per se stesso, ma anche a regalare parti di se ad altri artisti. È nel 2016 che decide di virare completamente: ecco che approda al Festival di Sanremo con Odio le Favole.

Talvolta bisogna mettersi in gioco per poter arrivare al cuore della gente ed Ermal Meta lo fa nelle sue canzoni. Prende vita “Vietato Morire”, canzone che lo porterà sul podio del Festival di Sanremo, gli permetterà di aggiudicarsi il Premio della Critica Mia Martini e il Premio per la miglior cover, ma soprattutto che trasmetterà un messaggio di speranza a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono sentiti schiavi di qualcosa o di qualcuno che ha tentato di tappargli le ali.

Tutte le strade che ha intrapreso Ermal nella sua carriera artistica l’hanno portato sul palco del Teatro Ariston a Sanremo. Come in tutte le favole il protagonista ha bisogno di una spalla che lo accompagna nelle avventure, è proprio Fabrizio Moro a trionfare con lui al Festival di Sanremo nel 2018 e ad aggiudicarsi il quinto posto all'Eurovision Song Contest a Lisbona con il brano "Non mi avete fatto niente".

Ermal non si ferma un attimo e accompagnato dai suoi Lupi, va avanti spinto dalla "fame di musica". Non Abbiamo Armi è l'ultimo progetto discografico che ha visto la luce e che gli ha consentito di conquistare molti riconoscimenti pregiati. Ha avuto inizio il 28 aprile 2018 il suo Non Abbiamo Armi Tour, andrà avanti per molti mesi e i suoi fan sono sempre pronti a sognare insieme sotto quel palco arricchito di amore e magia.

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