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Nebraska: tra Roma e Calabria sotto il segno delle stelle di San Lorenzo

Si chiama San Lorenzo il terzo singolo di Nebraska in uscita il 16 giugno per Honiro Label in digitale. La canzone racconta di un amore che nasce in una calda serata di agosto nell'iconico quartiere di Roma, il cantautore calabrese canta la sua attrazione per una ragazza che però sta pensando ancora a un altro: un’ennesima storia persa nell’estate romana come un libro smarrito. San Lorenzo è prodotta da Marta Venturini, che ispirandosi al sound brit pop dei Coldplay, degli Oasis e dei Goo Goo Dolls, riproduce la calma di una città accaldata e deserta. L’energia del singolo cresce man mano che la notte diventa inoltrata e il quartiere prende sempre più vita.


Abbiamo intervistato per voi questo talentoso cantautore, potete leggere quello che ci ha raccontato dopo la galleria fotografica.



Ciao, per cominciare, parlaci un po’ di te, come ti senti a pochi giorni dall’uscita di “San Lorenzo”?

Mi sento bene, sono sereno. Il brano rappresenta una parte della mia personalità, quella più romantica, e si aggiunge a ciò che avevo mostrato nei due brani precedenti. Sono felice di essere riuscito a far uscire questa terza parte di me, ritengo di avere una personalità molto varia, per questo il brano è molto diverso dai precedenti, ma comunque mi rappresenta.


Raccontaci qualcosa di questo brano, com’è nato, dove hai trovato ispirazione?

Il brano trae ispirazione da una cotta che presi ad una serata a San Lorenzo per una ragazza che non ricambiava, ma che nella mia immaginazione lo faceva, quando in realtà aveva ancora le occhiaie per la fine della precedente relazione. Ho utilizzato la parola sirene per fare un parallelismo tra il quartiere San Lorenzo e la notte di San Lorenzo, dove a Roma si festeggia, sulla spiaggia ci sono altri amori che aspettano le stelle cadere e altre sirene che aspettano questi meteoriti.


Il brano porta la collaborazione di Marta Venturini, famosa per aver collaborato con artisti come, tra gli altri, Emma e Calcutta, com'è stato lavorare con lei?

Lavorare con Marta è sicuramente una spinta in più in quanto riesce ad affezionarsi subito alle canzoni e non è scontato che i produttori seguano questa scia. È lì a fare l’artista, a scrivere insieme a te. Il testo è tutto mio però è una fase creativa anche quando si cura un arrangiamento. È bello perché fare arte con una donna è sicuramente più semplice (per me l’arte è donna), c’è quella sensibilità in più che invece l’uomo magari deve allenare. C’è una discreta differenza di età fra noi e di fatti il rapporto talvolta è fraterno, d’altro lato la madre era lei e io era il figlio e uscivano delle paranoie. Abbiamo registrato durante il lockdown quindi c’è stata molta condivisione.


Per motivi di studio ti sei trasferito a Roma, ma resti legato alle tue origini Calabresi. Come vivi questo, passami il termine, distacco con la tua terra natia? Cosa porteresti a Roma dalla Calabria e viceversa?

Ho iniziato paradossalmente ad apprezzare di più la mia terra natale quando mi sono trasferito a Roma, riuscendo a capire nuove cose della Calabria. Se prima il mio cordone ombelicale era lungo 0 metri ora è lungo 673 km e se penso alla mia terra sento sempre quella nota di malinconia felice. C’è un legame forte ma lì non è ancora il mio posto nel mondo. Affinché possa diventarlo, devo riuscire nel mio piccolissimo a portare la ‘rivoluzione’, credo che la mia terra sia composta da tante persone con delle potenzialità incredibili; tante persone che sono sensibili ma non lo sanno e mi piacerebbe attivare in loro queste caratteristiche. Per me la sensibilità è semplicità. La mia terra ha anche una caratteristica negativa: piangersi addosso, parlare delle cose brutte ma, a mio avviso, raccontare le cose belle in musica riesce a cambiare molto.


Leggo dal comunicato che hai avuto modo di studiare presso il c.e.t. Di Mogol, quanto ha influenzato questa scelta nel tuo modo di fare musica?

Il c.e.t di Mogol mi ha cambiato la vita non solo dal punto di vista musicale ma anche da quello personale. Sono arrivato lì sedicenne in mezzo a dei 35enni. Quella magari era l’età giusta per fare una scuola dove imparare a scrivere canzoni. Io invece ero lì molto stile punk. In quegli anni ascoltavo i Blink 182 e Sum 41( tutta la scuola pop-punk americana).

Il C.E.T era nei monti umbri in mezzo al nulla e ricordo questo atrio con un giardino enorme circondato da anfore. Da ogni anfora usciva una canzone diversa di Battisti. Io da piccolo avevo ascoltato Battisti grazie a mamma ma poi alcune canzoni erano un po’ passate dalla mia mente. Mi è sembrato incredibile. Lì mi si è aperto un mondo, non tanto per la fase di insegnamento a scrivere canzoni (ero molto piccolo) quanto ad essere educato all’ascolto di canzoni complicate. L’arte si basa sul principio di imitazione e mi è servito molto per iniziare a scrivere in italiano, più pop. Mi ha cambiato la vita. Lì ho condiviso l’arte con altre persone ed è stato bellissimo.


Nel 2019 hai partecipato e vinto l’One Shot Game di Honiro, evento che ha portato fortuna a molti artisti, penso ad esempio ad Ultimo. Cosa ti porti dietro da quell’esperienza?

Ero andato lì non solo senza alcuna aspettativa ma anche per puro caso. Avevo scambiato queste audizioni per un open live. Essendo un’etichetta urban, pop, rap c’erano stili diversi rispetto alla scuola cantautorale e ho pensato di andarmene. Alla fine, sono rimasto e sono rimasto incredulo quando ho scoperto di aver vinto il contratto discografico con la Honiro. Ho bellissimi ricordi di quell’esperienza. Mi trovo molto bene con l’etichetta e credo di aver fatto la scelta giusta.


Proiettandosi nel futuro, cosa ci riserva Nebraska da qui a breve? Puoi dirci qualcosa in più sull’album o magari sui prossimi eventi dal vivo?

L'album sarà composto da canzoni molto diverse fra di loro come i singoli usciti. Ci sarà ancora un’altra piccola parentesi di rimando alle mie origini. Invece per i live, ho un tour che è partito da Cosenza ( è stata una trasferta per me che sono di Reggio Calabria). Avrò più date in Calabria. Essendo emergente vorrei prima esplorare la mia terra (ci saranno circa 4-5 date lì) poi 1 in provincia di Salerno, e una il 5 Luglio a Villa Ada.


Per concludere, una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

A me stesso per il futuro auguro di riuscire ad essere sereno. La serenità è sicuramente il motore del procedere bene dal punto di vista professionale. L'augurio per Nebraska è di rimanere vero, di non cadere nel tranello del fare solo ciò che funziona e che può piacere ad altri e non ti rende appunto soddisfatto e sereno.


Biografia:

Nebraska in realtà si chiama Salvatore Spadaro, giovane classe 2000.

Siderno è la sua città originaria.

Salvatore ci passa la sua infanzia, ascoltando la musica dei grandi cantautori, scappando di nascosto per andare fino a Milano per vedere il concerto dei Blink-182.

Intanto scrive la sua musica, che già coglie nel segno e lo porta a studiare al C.E.T. di Mogol, passando così gli ultimi anni del liceo a metà tra la Calabria e l’Umbria.

Dopo diverse esperienze come frontman di band locali, sceglie di intraprendere il suo percorso da solista con il nome di Nebraska.

Per gli studi universitari si trasferisce a Roma affacciandosi sulla scena indie della città. Partecipa al One Shot Game 2019 promosso da Honiro Label vincendolo e firmando proprio per la celebre label capitolina.

Eppure se i suoi sogni stanno iniziando a prendere forma, per Nebraska il richiamo ancestrale è fortissimo. Vive costantemente il dissidio interiore tra l'assenza del mare e il ricordo di quest'ultimo suscitato dal Tevere.

Il suo primo disco, prodotto da Marta Venturini, parlerà di questo, della sua terra e dei sacrifici che comporta amarla da esule.


Crediti Foto: Lorenzo Piermattei

Simona Valentini