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JACOPO ET: Gli racconteremo feat. Lo Stato Sociale


Dopo “La Vecchia Guardia” feat. Jake La Furia, il 21 aprile Jacopo Et (già al lavoro con Annalisa, Fedez, Gaia, Max Pezzali etc.) è tornato sulle scene con “Gli racconteremo”, nuovo singolo, che lo vede in combutta con i compagni di label de Lo Stato Sociale. “Gli Racconteremo” di fatto è una lista di cose da raccontare alla progenie, una seduta psicologica in compagnia dei "regaz" de Lo Stato Sociale.


Jacopo ET, dopo un anno a Londra, una laurea in giurisprudenza e un lavoro come legale, inizia a collezionare i primi lavori come autore per altri artisti, raccogliendo riscontri positivi che lo portano presto ad abbandonare definitivamente la carriera giuridica. Negli anni continua a collezionare importanti collaborazioni con numerosi artisti del panorama mainstream contemporaneo (tra i quali Annalisa, Fedez, Gaia e Max Pezzali, per citarne solo alcuni) e firma alcune hit di successo. Nel 2019 rilascia “Night Club”, il suo primo EP auto-prodotto e un anno dopo firma un contratto discografico con la bolognese Garrincha Dischi.

In un'intervista ci ha raccontato molto riguardo la sua carriera e vita artistica, ci ha parlato inoltre di artisti come Max Pezzali e Lo Stato Sociale. Volete saperne di più? Scorrete nella lettura.


Iniziamo questa chiacchierata con una piccola presentazione. Ti va di raccontare ai nostri lettori chi è Jacopo e come si è ritrovato a fare musica?

Grazie a voi per lo spazio! Diciamo che Jacopo è un ragazzo che è nato con la musica. Mio papà ha sempre suonato la chitarra e mio zio fa il musicista classico di mestiere. Io non ho mai avuto un gran metodo quando si trattava di studiare, quindi, nonostante gli sforzi fatti dai miei per farmi studiare qualche strumento, all’inizio della mia vita avevo di gran lunga preferito i giardinetti e le pallonate con i miei amici. Poi ho ritrovato la musica per la strada, prima sotto forma di dance quando avevo circa 13 anni, poi col rap quando non ne avevo ancora 15 e da lì tutto il resto. Sono passato dalle consolle, alle rime e dalle rime alle sale prova in neanche 5 anni. Sicuramente non avevo le idee chiare, ma la musica mi piaceva un casino.

Dalla tua bio leggo che sei cresciuto biograficamente e musicalmente a Bologna. Quanto ha influito nel tuo percorso respirare l’aria di una città così prolifica dal punto di vista culturale e musicale?

A dir la verità penso che abbia influito tantissimo, ne sono abbastanza certo. A Bologna ho sempre trovato gente che faceva musica in qualche modo. Quando provavo a buttarmi sul rap c’erano altri miei amici in fissa con l’indie rock, quando ho preferito una versione più cantautorale delle mie canzoni, c’era qualche conoscente che iniziava a destreggiarsi nelle produzioni. Dove mi giravo mi giravo c’era da parlare di musica e questo alla fine è tutto per questo gioco. Fare musica ma non poterne parlare con nessuno non penso faccia al caso mio, anche perché sono un bel chiacchierone.


Dopo diverse esperienze e una laurea in Giurisprudenza hai avuto occasione di collaborare e scrivere in qualità di autore per artisti importanti tra cui citiamo Annalisa, Fedez, Gaia, Max Pezzali. Come è nato il tutto? Qual è il ricordo più bello che ti è rimasto dopo queste collaborazioni?

Sì, forse sono fortunato in effetti. Me la sono sudata, perché dopo la laurea facevo due lavori, la settimana in uno studio legale e il weekend nell’altro, di registrazione. Però non mi posso sicuramente lamentare. Diciamo che il vestito d’autore me lo sono messo in un momento della mia vita in cui non me la sentivo di abbandonare la musica del tutto, ma non mi sentivo più giusto per cantare le canzoni che scrivevo. Suona abbastanza paradossale, ci credo, ma avevo un sacco di voglia di scrivere e sperimentare senza dovermi ogni volta mettere davanti in prima persona. È partito tutto così, forse è stato il mio modo per non abbandonare la musica che poi di fatto è stato il primo motivo per rituffarmici dentro. Forse il ricordo più bello che ho delle collaborazioni con gli artisti che hai citato è un ricordo molto recente: Max Pezzali mi ha mandato a casa il suo ultimo libro, con una dedica speciale legata a “Qualcosa di Nuovo”, il pezzo che abbiamo scritto insieme. Io sono cresciuto con la musica di Max, sia umanamente che professionalmente, quindi per me un episodio del genere è sostanzialmente il riassunto di tutto.

Il 21 Aprile è uscito il tuo nuovo singolo “Gli racconteremo” in featuring con i ragazzi de Lo Stato Sociale. Il brano si rivolge alle prossime generazioni (correggimi se sbaglio)- idealmente a dei figli- e racconta in chiave “ironica” la nostra epoca, le nostre abitudini e anche ciò che il periodo di Covid ha cambiato nella nostra società. Non è la prima volta che ti trovi a scrivere e lavorare con i ragazzi che sono certamente un esempio di creatività in musica. Com’è stato lavorare con la band? A chi di loro ti senti più legato?

Sì, verissimo, siamo appena usciti con "Gli racconteremo" per farci un’idea di cosa abbiamo effettivamente da raccontare (e ci siamo accorti che forse qualcosa ce l’abbiamo). A dirla tutta, è una canzone nata in epoca pre-covid a livello di scrittura e questa cosa mi piace ulteriormente, perché quando la riascolto ritorno un po’ quello che ero prima di conoscere la desolazione di questa pandemia. Lavorare coi ragazzi è stato super, diciamo che è stato forse più facile che lavorare con me stesso (infatti vorrei chiedere a loro com’è stato lavorare con me). Sì son presi bene con l’idea del pezzo e tutto il resto è venuto fuori in modo assolutamente e fieramente facile, cosa molto strana in questi tempi in cui si complica sempre tutto. Parlando di legami, posso dire di avere un ottimo rapporto con Lodo. Lui è stato il primo che ho conosciuto della band e ci siamo presi bene da subito a dire la verità. Sarà perché la vediamo nello stesso modo su una serie di questioni legate alla musica e sarà anche perché ci piace far serata. Sono comunque legato anche agli altri "regaz", con Albi abbiamo scritto insieme e spero che presto andremo insieme anche allo stadio, con Checco ci siamo sentiti spesso durante Sanremo e con Bebo e Carota, pur avendo avuto meno occasioni per beccarci (del resto c’è stata solo una pandemia di mezzo) ci siamo comunque presi totalmente bene.

A tal proposito mi ha molto incuriosito e divertito una dichiarazione di Lodo che ti definisce un “frequentatore dello stadio e per questo capace di scrivere canzoni unificanti”. Puoi raccontarmi qualcosa in più?

Sul “frequentatore dello stadio” confermo tutto, sulle canzoni unificanti speriamo, diciamo che ci sto lavorando. A me piacciono i cori comunque, mi piace la canzone da condividere, da cantare con gli altri tutti insieme. Quando capito in mezzo a un karaoke coi miei amici facciamo il panico, è più forte di noi. La mia musica forse viene fuori da quel desiderio lì, di finire tutta la voce prima di tornare a casa.


Il mondo della musica sta cercando di rialzarsi piano piano dopo la grave crisi dovuta alle chiusure dei luoghi di spettacolo e cultura. Che idea ti sei fatto di questa situazione?

Penso che questa tragedia abbia portato a galla lo scarso rispetto delle istituzioni nei confronti della musica, soprattutto della musica “leggera”. Siamo un paese un po’ vecchio da questo punto di vista, un paese in cui il lavoro “serio” è ancora legato all’estetica della scrivania e della giacca e la cravatta. Se penso poi, che in piena crisi, il Presidente del Consiglio del tempo sì è permesso di parlare di “artisti che ci fanno tanto divertire” con quella leggerezza disarmante, mi metto le mani nei capelli. Penso ci sia un problema di pensiero più che economico, chiunque, a partire dai piani alti, deve imparare a capire che si può lavorare con la musica, che si lavora tanto con la musica e che in generale si può lavorare divertendosi (e che non c’è niente di male nel farlo). Che non esistono solo gli artisti (che ci fanno tanto divertire), ma i tecnici, i turnisti, gli agenti, i discografici, i manager e tanti altri.

Dopo l’uscita dei singoli, ci sarà anche un ep o un nuovo disco?

Questo lo chiederei alla Garrincha Dischi, sicuramente ne sa qualcosa.

Se dovesse esserci occasione di collaborare con uno dei tuoi “miti” della scena

musicale italiana a chi penseresti?

Penserei a Max Pezzali, sarebbe una soddisfazione enorme.

Una domanda di rito. Qual è l’augurio che fai a te e alla tua musica?

Di avere presto la possibilità di andare a suonare davanti a un po’ di gente. Penso sempre le canzoni in un’ottica live e quindi non vedo l’ora di sapere se ci ho preso.


Flavia Paoli