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Modigliani: "UNO" è un racconto nato dall’esigenza di tirar fuori alcuni pensieri importanti


UNO”, uscito il 19 marzo scorso, è il disco d’esordio di Francesco Addari, in arte Modigliani, disponibile su tutte le piattaforme.

Modigliani firma, nel 2018, un contratto con Bianca Dischi con cui produce due singoli, “Canzoni Indie” e “Cara Claudia”, che vedono la luce tra gennaio e maggio 2019.

Ad aprile 2020 esce il suo nuovo singolo “Questa Serie È Una Bomba", mentre nel 2020 escono “Sigarette”, “Vino Rosso” e “Romantica”.

Nel frattempo inizia a lavorare al suo disco d’esordio, appunto “UNO”, uscito il 19 marzo, che vede la partecipazione di Valerio Smordoni (Coez, Gazzelle) e Samuele Dessì.

Di seguito la tracklist:

1. Questa Serie È una Bomba

2. Tu Non Crolli Mai

3. Nuotare

4. Vino Rosso

5. Lasciare per Ricominciare feat. Scarda

6. Derby

7. Romantica

8. Sigarette

9. Piccole Città

Lo abbiamo intervistato per voi, continuate a leggere dopo il video per scoprire cosa ci ha raccontato.

Ciao e benvenuto su QBMusica! Per iniziare parlaci un po’ di te, chi è Modigliani?

Modigliani è un ragazzo nato e vissuto in Sardegna, alle prese con i tremendi trent’anni.

Ho chiuso qualche anno fa un’esperienza piuttosto lunga con una band e mi sono lanciato in questo nuovo percorso da solista.

Mi piace scrivere canzoni, mi piace cantare e suonare, mi piace il cibo, il vino, il calcio e fare l’amore.


Uno” è il titolo del tuo disco d’esordio, prima di iniziare con le domande, ti va di raccontarcelo? Come è nato e che sensazioni provi a ridosso della sua uscita?

È nato dall’esigenza di scrivere e tirar fuori alcuni dei pensieri e dei sentimenti più importanti che mi hanno accompagnato in questi ultimi due anni, che per me non sono stati molto semplici.

Sono stato travolto dalle ansie, dalle insicurezze e dalla paura. Questo disco è un racconto, ma per me è stato soprattutto un mezzo che ho utilizzato per provare ad uscire da questa situazione.

L’ho voluto chiamare UNO perché oltre ad essere una ripartenza nell’ambito musicale vorrei lo fosse anche a livello personale.


L’album è stato anticipato dal singolo “Tu non Crolli mai”, una canzone che invita a rialzarsi e andare avanti, tema comunque ricorrente in tutto il lavoro. Come è nata l’idea di coniugarla al femminile?

Sono molto legato a “Tu non crolli mai”, è la mia preferita, sia musicalmente sia per il significato del testo. La reputo la canzone manifesto del disco.

Mi piaceva rivolgermi ad una ragazza piuttosto che a me stesso, mi suonava meglio.

E comunque mi rivolgo alla mia parte più fragile e sensibile, che potrei anche definire come la mia parte femminile.


Pochi giorni fa si è celebrata la giornata dei Disturbi Alimentari, in questi giorni alla tv si parla dei problemi psicologici che la pandemia sta arrecando, soprattutto ai giovani. Nell’album, penso ad esempio a “Sigarette”, posso notare come sia ricorrente il tema della “rinascita”, cosa ti senti di dire ai ragazzi che affrontano queste situazioni e, perché no, a te stesso?

Quello che mi sento di dire è che non bisogna avere paura o vergogna nel chiedere aiuto, io l’ho fatto, ho iniziato un anno fa un percorso di psicoterapia, mi ha aiutato tantissimo a migliorare e soprattutto a conoscermi meglio. Molto di quello che ho scritto in questo disco è merito delle sedute, ho scoperto alcune cose di me che da solo probabilmente non avrei mai capito.

Senza dubbio il tema della “rinascita” è molto presente in questo disco, infatti sono convinto che verrà apprezzato e capito soprattutto da chi in qualche modo ha sofferto ed è dovuto ripartire o ancora ci sta provando.


In “Lasciare per ricominciare” e “Nuotare” parli di un rapporto “conflittuale” che hai con la tua terra, la Sardegna. Del dubbio ricorrente tra restare e andare. Se dovessi proiettarti altrove, dove andresti?

Roma mi piace tantissimo, è una città incredibile, però ho una ragazza innamorata di Milano e devo ammettere che piace tanto pure a me, tra l’altro mi verrebbe molto più comodo andare a vedere il derby (visto la mia fede calcistica).

Se potessi scegliere comunque passerei l’inverno a Milano e l’estate in Sardegna.


Una canzone che mi ha colpito particolarmente è “Derby”, mi piace molto il messaggio positivo che trasmette: anche in una stagione disastrosa, vincere il derby può regalare una grandissima gioia. È un’esaltazione delle piccole cose che ci rendono felici, essenziale nel periodo storico che stiamo vivendo. Nella tua quotidianità, quali sono questi derby che ti migliorano le giornate?

Sono le piccole cose, quelle a cui spesso non diamo significato. Io per primo avevo smesso di dare il giusto peso alle cose belle di tutti i giorni, quando l’ho capito ho deciso di scriverci una canzone. E così è nata Derby, un elenco di situazioni semplici e comuni, ma che in realtà mi fanno stare bene e mi rendono felice.

Un tramonto dentro al mare può essere in grado di cambiare in positivo anche una giornata di merda.


Nell’album troviamo il feat. con Scarda, come è nata la vostra collaborazione? C’è un artista del panorama musicale con cui sogni di collaborare un giorno?

Con Scarda facciamo parte della stessa etichetta discografica (Bianca Dischi), quindi avevo già avuto modo di conoscerlo. Mi piace come persona e lo stimo tanto come artista, è uno che scrive davvero molto bene. Coinvolgere lui è stata la scelta più naturale.

Ha scritto e cantato in “Lasciare per ricominciare” che è sicuramente la canzone meno personale del disco.

In futuro chissà, mi piacerebbe collaborare con diversi artisti, magari il prossimo feat sarà con una donna.


Covid permettendo, ti piacerebbe portare “Uno” sul palco? Quanto è importante per te la dimensione del live?

Certo che sì, mi piacerebbe tanto e spero di poterlo fare questa estate. Da quando ho intrapreso questo progetto non ho ancora avuto modo di fare un concerto con la band, ho fatto solo alcune esibizioni suonando in acustico da solo. Questa cosa, per me che per anni ho fatto parte di una band, mi manca da morire.

Per me condividere le canzoni, i suoni, il palco e le emozioni con altre persone è un qualcosa di magico.


Per concludere, una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Mi auguro di godermi le belle cose, tutte quelle che arriveranno, anche le piccole soddisfazioni, perché per un lungo periodo avevo smesso di notarle, vedevo solo gli aspetti negativi.

E tornando al discorso dei live spero di salire su un palco il più presto possibile, so già che avrò un’ansia terribile, dopo tutto questo periodo di astinenza, ma sarà sicuramente un’immensa emozione.


Simona Valentini

Arianna D'Ambrogio