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SACRAMENTO: G e il sentirti cittadino del mondo


Fuori da venerdì 27 novembre 2020 per l'etichetta americana SXN, il nuovo singolo di Sacramento, la creatura sonora di Stefano Fileti o Steven File. Nato e cresciuto in Sicilia, Stefano ha un'affezione verso la West Coast americana. Ricco di richiami alle sonorità tipiche degli anni '80, con un accenno di chillwave e suoni caratteristici del panorama indie pop lo-fi internazionale. Sacramento è ciò che accade quando aggiungi quel noto savoir faire italiano a brani di stampo synth pop californiani di nuova generazione.

L'abbiamo intervistato per conoscere meglio il suo progetto.


Per iniziare parlaci un po’ di Sacramento, come nasce questo progetto?

Sacramento nasce nel 2017 perché sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso rispetto alla musica che facevo insieme ai miei fratelli, i Mashrooms. Ho sviluppato l’idea durante i miei tre anni passati a Copenaghen. Forse il gelo che ho accumulato durante quel periodo mi ha fatto sognare la Sicilia e la California. È nato Sacramento proprio dal desiderio di sole, spiagge e mare. E molto sesso.


Da dove arriva la passione per la musica?

Vedevo che chi faceva il musicista aveva più successo con le ragazze quindi ho deciso di iniziare anche io a suonare. Questa la prima grande importante motivazione che mi ha spinto ad avvicinarmi alla musica. Poi in seguito ho scoperto che avevo già un background musicale che mi aveva inculcato mio padre. Era solo in sleep mode.


Il brano G mi ha ricordato il vecchio sound dello statunitense Tom Waits, come definiresti il tuo genere musicale?

Grazie, che bel complimento! Magari.

Direi che come approccio nella produzione e nella performance, è un genere molto lo-fi; nel panorama musicale internazionale, se proprio vogliamo mettere un’etichetta, lo definirei a volte psychedelic rock, a volte dream pop, a volte jizz jazz.


G è un brano dal mood soft capace di teletrasportare la mente su una spiaggia della California, tu mentre scrivi immagini luoghi e atmosfere diverse da quelle che ti circondano?

Obiettivo centrato. Come ti dicevo prima, se non mi trovo perfettamente a mio agio in un luogo, inizio a suonare per farmi teletrasportare direttamente in un'altra dimensione. Posso ritrovarmi in Giappone, in Argentina, a New York, oppure molto spesso a Los Angeles.


Da dove nasce la passione per l’America e la scelta di scrivere in inglese?

Scrivo e canto in inglese perché prima di tutto mi sento cittadino del mondo, poi mi sento cittadino europeo, poi italiano, e infine, con grande orgoglio, siciliano. Resta comunque il fatto che ci sono milioni di persone sulla terra che non parlano e non capiscono l’italiano. Metti anche che ho vissuto quasi più all’estero che in Italia e che tutta la musica che mi piace e a cui mi ispiro viene da un ambiente anglofono, il risultato è questo. Secondo il mio modesto parere inoltre l’inglese lascia più libertà di espressione ed è anche più musicale dell’italiano.


Tra l’altro Sacramento è una città della California, è da lì che nasce il nome di “Sacramento”?

Non esattamente: “Sacramento” è anche un lido di Siracusa, un tratto di costa a sud della mia città natale che veniva molto frequentato negli anni 70. Il lido adesso non esiste più anche perché la costa si è ritirata, ma rimane comunque un tratto importante per noi siracusani, che segna l’inizio delle zone balneari più belle. Ovviamente il fatto che Sacramento sia anche la capitale dello stato americano da dove nasce gran parte della musica che ascolto è molto significativo.


Chi sono gli artisti da cui prendi ispirazione e con cui vorresti collaborare?

Vorrei collaborare col caro vecchio Frank Sinatra, ma in sua mancanza potrebbero andare bene anche personaggi come Alex Cameron, Mac DeMarco, Connan Mockasin, Homeshake e Ariel Pink.


Hai mai vissuto in America? Se sì, quanto di essa c’è nei tuoi testi e sonorità?

Sì, una decina di anni fa. Non so se c’è proprio l’America nei miei testi, sicuramente qualcosa nella musica.


Hai precedentemente fatto parte di una band, tornerete?

Non torneremo solo perché non ce ne siamo mai andati. I Mashrooms sono vivi e vegeti, sono solo un po’ lenti. Hanno la tipica flemma dei paesi soleggiati. Arriveremo con un disco nuovo a brevissimo.


Quali sono i progetti futuri per il tuo percorso musicale?

Direi che un bel tour in Europa e in US come prossima avventura non sarebbe male. Cerchiamo anche di mettere fuori un disco nuovo al più presto.


Per concludere: un augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Che possa viaggiare più veloce della luce tra le migliaia di popolazioni che vivono nel nostro pianeta ma anche su altri.