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Sealow: intervista tra ONDE, rap e Afrobeat


Il 25 settembre è uscito “ONDE”, l’album d’esordio dell' artista romano SEALOW, all’anagrafe Simone Patti.

Classe '93, trova nel fertile ambiente indipendente ed antagonista della capitale gli input necessari per intraprendere un percorso musicale influenzato dal movimento Afrobeat, dal rap e dal cantautorato italiano.

Nel 2020 pubblica una serie di singoli che lo porteranno ad affinare il suo stile unico e personale.

Noi di QBMusica lo abbiamo intervistato per voi, fate click per leggere cosa ci ha raccontato.


Ciao, per iniziare, chi è Sealow? Parlaci un po’ di te.

Ciao! Sono nato a Roma il 28 Luglio 1993 e da due anni abito a Milano. In questi due anni ho realizzato il mio primo album, “Onde”, quindi ascoltandolo già capirete parecchio!


“Onde” è il tuo album d’esordio, il tuo ingresso nel mondo della musica. Come ti senti? Sei

emozionato?

Sono contento di poter finalmente condividere con tutti il risultato di due anni di vita, di musica e di scrittura, non vedevo l’ora che uscisse. Spero che chi lo ascolterà riuscirà a legare dei momenti della propria vita a questo disco.


Parlaci un po’ di questo progetto discografico, c’è una canzone a cui sei particolarmente

legato? Se si, perché?

È molto difficile scegliere, sono affezionato a tutti i brani presenti nel disco. Se proprio dovessi scegliere quella che sento più vicina a me direi Todo el Mundo, essendo una mia produzione.


“Baby Nuvole” e “Occhi da serpente” hanno preceduto l’uscita dell’album. La scelta è stata

casuale o c’è una motivazione dietro questa decisione?

Sono entrambi due manifesti di questo disco e delle sonorità che lo caratterizzano, sia a livello musicale che di scrittura. Se vi sono piaciuti, ritroverete molto di quello che vi è piaciuto in tutto il resto del disco.


Hai fondato il collettivo “Astarbene.com”, un portale dedicato a 360 gradi al mondo della

musica Reggae e delle sue derivazioni. Che apporto ha dato la musica Reggae al tuo stile? Hai dei modelli di riferimento in questo senso?

L’apporto della musica Reggae come influenza è stato fondamentale per arrivare a scrivere questo disco, sono tanti anni che ne sono anche promotore nella mia città natale e non solo, grazie al collettivo di Astarbene. Ci sono sicuramente tanti artisti che mi hanno influenzato, da Manu Chao a Popcaan, ma non mi sento di dire che ho un modello di riferimento fisso in questo senso, mi piace farmi ispirare da tanta musica diversa.


L’Afrobeat attraversa il tuo modo di fare musica, ma nei tuoi pezzi possiamo ritrovare anche

progressioni New Soul e un linguaggio a metà tra “rap” e cantautorato italiano. Cosa ti ha

spinto ad accostare mondi cosi apparentemente lontani?

La voglia di avvicinare questa musica alla nostra, proprio grazie a questo particolare connubio tra le sonorità e la scrittura. Mi piace che ci siano mondi musicali diversi perché mi piacciono tutti, avevamo voglia di realizzare un disco completo soprattutto dal punto di vista emotivo e di conseguenza musicale.


Puoi darci qualche spoiler sui progetti futuri? Ci sono live in vista o pensi sia meglio aspettare

che la situazione Covid-19 si stabilisca?

Spero si possa al più presto tornare al modo di suonare e sentire la musica live come l’abbiamo sempre conosciuto. Il progetto è sicuramente quello di arrangiare l’album live e andarlo a suonare, non appena tutta questa situazione passerà.


Concludiamo con una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Di legarsi a dei momenti della vita delle persone che la ascoltano.


Simona Valentini

Arianna D'Ambrogio