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TISO: dalle fughe per seguire Guccini a "La Febbre dell'oro"



"LA FEBBRE DELL'ORO" è l'ultimo singolo di TISO, all'anagrafe Michele Tiso, musicista comasco adottato da Bologna. 

Classe 1992, esordisce nel 2012 con l'ambum "Zahir", pubblicato per un piccolo editore della città di Como. 

Dopo essersi trasferito a Bologna e aver realizzato il videoclip del singolo "Harrison Ford", mette insieme una piccola band con la quale registra l’EP "Vergine in Gemelli", che permetterà loro di accedere alle finali dell’Arezzo Wave Festival 2015

In seguito decide di fare un reboot del progetto solista, sotto il nome semplicemente di TISO, che vede la luce nell’aprile 2018 con il doppio singolo "45 Giri".

Questa uscita gli vale la targa SIAE come Miglior Autore 2018 al concorso Genova Per Voi, nonché la possibilità di esibirsi a Casa SIAE di Sanremo e al Teatro della Filarmonica di Macerata in occasione delle semifinali rispettivamente del Premio Fabrizio De André e di Musicultura 2019.

Il 2020 apre a una collaborazione in team col producer MyBestFault. I due pubblicano a giugno la prima canzone, "Timeout", realizzata a distanza durante il lockdown, che viene inserita nella playlist Scuola Indie di Spotify.

Abbiamo avuto modo di intervistarlo in occasione dell'uscita del suo ultimo singolo "La Febbre dell'oro", continuate a leggere per scoprire cosa ci ha raccontato.


Ciao, per iniziare parlaci un po’ di te, chi è TISO?

Trattamento Intensivo Sentimenti Obsoleti


In “La Febbre dell’oro” si susseguono immagini legate al passato e al tema della “memoria”, sembra quasi di sfogliare uno di quei vecchi album di Ricordi. Tendenzialmente, sei una persona nostalgica?

Sono sempre legato al tema fondamentale del Tempo in ogni sua forma. Sono nostalgico nel senso che adoro il sentimento della nostalgia in sé e tutto ciò che si porta appresso. Sono un nostalgico del presente, cioè degli attimi persi già mentre li si sta vivendo.


Da Twin Peaks a Dawson’s Creek a Alladin, anche il cinema ricopre un ruolo fondamentale

nell’evocazione di atmosfere “lontane” nel tempo. Sei un appassionato di Cinema? Quale legame vedi tra immagine e musica e quanto è importante “evocare” qualcosa attraverso il testo di un brano?

Con il cinema e la tivù ho un rapporto compulsivo, ma credo che ognuno associ il periodo della propria infanzia/ adolescenza a determinate immagini. In questo caso non volevo buttare lì riferimenti cinematografici, quanto abbandonarmi a quello che queste immagini mi evocano. Non è una questione di anni ‘80 o ‘90 o ‘00, è solo quello che irrazionalmente comunicano questi titoli. Evocare un'immagine attraverso un’immagine che esiste già. Questo è secondo me tutto quello che si può fare per comunicare una sensazione nella nostra era postmoderna.


Ti sei trasferito da Como a Bologna, città fulcro del panorama musicale indipendente italiano. Cosa ti porti dietro dalla tua terra natale e cosa hai “acquisito” nella nuova città in ambito musicale?

Definire Bologna il fulcro del panorama indipendente è fuorviante credo. Adoro questa città in tutte le sue molte forme, ma musicalmente c’è molto meno fermento di quel che mi aspettavo anni fa quando mi sono trasferito. Non c’è paragone con Milano, da questo punto di vista. Bologna è più che altro un mausoleo della musica italiana, un museo a cielo aperto, è lo scenario pulsante di una mitologia che attraversa quasi un secolo. Un museo pieno di ragnatele. Ma a me piace così d’altronde.


Bologna è anche la città natale di Lucio Dalla, uno dei massimi esponenti del cantautorato italiano. Ci sono dei generi musicali o artisti che senti più vicino a te e da cui prendi ispirazione?

Ricordo che incontrai Lucio Dalla per la prima e unica volta poco prima che ci lasciasse, di sfuggita, io ero una matricola fresca fresca di trasloco e lui si fermò a prendere il caffè nel bar sotto casa mia. Ci sono cresciuto coi cantautori italiani classici, credo che il mio debito nei loro confronti sia infinito. Con degli amici saltammo una settimana intera di liceo per seguire Guccini in tour in giro per l’Emilia e da quella volta decisi che Bologna era la mia città.


Se potessi sognare in grande, c’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Non so sognare in grande. Alessandro Barbero?


Puoi darci spoiler sui tuoi progetti futuri?

È più forte di me, non sono in grado di parlare di progetti futuri perché non credo che esista un futuro programmabile. O forse è solo per scaramanzia.


Per concludere una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Il migliore augurio che posso fare alla mia musica è che non sia più mia, ma semplicemente musica e basta.


Simona Valentini

Arianna D'Ambrogio