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Cannella: la musica può unire anche a distanza


«Casa tua è stato uno dei primi pezzi del nuovo disco a cui ho lavorato, il secondo dopo Foro Italico. L’ho scritta in un periodo della mia vita particolarmente felice, durante l’inverno 2019/2020, prima della pandemia. Questa canzone è un invito ad entrare gli uni nelle vite degli altri senza vincoli di tempo, non è un caso che abbia scelto di pubblicarla in un momento così, dove siamo tutti costretti a stare distanti ed è facile sentirsi isolati o soli. In questa canzone ci ho sempre trovato una forte carica emotiva, quel fattore che anche a distanza può unire e creare condivisione tra le persone, specialmente in un periodo del genere è giusto che la musica abbia anche questo scopo. Spero che questa canzone riesca ad arrivare a tutti nello stesso modo in cui arriva a me, che mi basta mettere in play e chiudere gli occhi per rivivere a pieno le belle sensazioni di quei giorni in cui l’ho scritta ». Così Enrico Fiore, in arte Cannella, definisce il suo ultimo singolo dal titolo "Casa Tua", uscito a novembre e disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio per Honiro Rookies. Prima di passare all'intervista che abbiamo fatto all'artista noto nel panorama indie odierno, ripercorriamo la sua carriera brevemente, con alcuni punti. Nel 2018 è stato pubblicato il singolo ed il videoclip di “Campo Felice”.

Successivamente sono stati pubblicati i singoli : “Venerdì (Live sul GRA) ”,“‘Nei Miei Ricordi’ - brano con cui arriva tra i finalisti di Sanremo giovani, “Spazzolino”, “Di Cuore” che hanno anticipato l’uscita dell’album “Siamo Stati l’America”. A gennaio 2020 partecipa all’ Ep "Disco 1" di Honiro Ent. Cannella torna ad Aprile 2020, con il singolo “Foro Italico” su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica. A giugno 2020, Honiro Rookies pubblica “Ti volevo Raccontare”, secondo singolo estratto dal suo nuovo progetto di Cannella.

A settembre 2020 è uscito “La mia Roma”. Scambiare due chiacchiere con un artista così bravo in quello che fa, ma soprattutto gentile e alla mano, è sempre un piacere. Di seguito l'intervista.


Ciao! Per iniziare come stai? Raccontaci un po’ di te e del nuovo singolo “Casa Tua”.

Ciao, tutto bene dai, anche se il periodo non è dei migliori. Che dire di me, ho passato l’ultimo anno in studio a lavorare al nuovo disco, ovviamente con qualche interruzione per via del lockdown, però nel complesso devo dire che è stato un anno molto produttivo e pieno d’ispirazione. "Casa Tua" è stato uno dei primi brani che ho scritto, il secondo per l’esattezza. È nata in un periodo veramente felice della mia vita, come non me ne capitavano da parecchio tempo, prima della pandemia e di tutti i problemi che ne sono derivati. Ho scelto di farla uscire adesso perché personalmente mi ha sempre trasmesso molto, ogni volta che la ascolto mi riporta ai giorni in cui l’ho scritta dandomi serenità, soprattutto nei momenti in cui mi sento particolarmente giù, quindi uno spera sempre che al pubblico possano arrivare le stesse sensazioni positive, visto che ne abbiamo un po’ tutti bisogni ultimamente.


Ho trovato molto interessante la scelta di pubblicare un pezzo come “Casa Tua”, un invito ad entrare nella “vita” e nella casa degli altri, in un periodo come quello che stiamo vivendo dove, sostanzialmente, siamo invitati a fare il contrario. È una scelta casuale o c’è una motivazione dietro?

Come anticipavo nella risposta precedente, non è stata casuale la scelta di farlo uscire in questo periodo. Se c’è una cosa che mi fa veramente male di questo momento storico che stiamo vivendo è proprio la distanza che c’è tra tutti noi, l’interruzione di quella che era la routine, i rapporti, le piccole cose che sono alla base di una vita sana. Quindi si, alla fine sono solo canzoni e non possono cambiare molto a livello sociale, però nel singolo individuo possono sicuramente scaturire qualcosa, trasmettere quell’emozione di cui a volte si ha bisogno, è una canzone che punta ad unire in un periodo in cui la parola d’ordine è “distanziamento sociale”. La musica può unire anche a distanza, ci ho sempre creduto.


Il brano ha come protagonista la tua voce, poggiata semplicemente su una chitarra, direi una scelta molto minimalista e intima. Questa decisione è in correlazione con il testo della canzone?

Si, soprattutto sulle strofe. Sono talmente intime, sfumature di semplice quotidianità, quelle scene tipiche da casa insomma, che ci sembrava poco opportuno mettere altro in aggiunta alla chitarra e alla mia voce un po’ rauca. La verità è che quelle voci là erano del primissimo provino. Quella mattina ero arrivato in studio abbastanza rotto perché la sera prima avevo fatto tardi a bere in giro, quindi avevo poca voce. La strofa addirittura l’avevo finita di scrivere prima di fare le voci del provino, tutto molto di getto. Mi sono uscite un po’ rauche per questo, perché non avevo voce. Però quella spontaneità non siamo più riusciti a ritrovarla nelle registrazioni ufficiali, quindi abbiamo tenuto quelle voci là, registrate da appena sveglio con le corde vocali fritte. Da lì poi la scelta di non mettere nient’altro sulle strofe, oltre alla chitarra acustica.


Qualche giorno fa sul tuo profilo Instagram hai chiesto ai tuoi follower cosa fosse per loro “Casa”, ti rigiro la domanda: cos’è per te Casa? Madonna, mai avrei pensato che mi avrebbero rigirato la domanda(ndr. ride). Comunque casa per me sono le mie canzoni, ognuna a suo modo lo è stata o lo è tutt’ora.


Legandomi alla domanda precedente, tu sei cantautore, che peso dai a musica e testo quando scrivi un brano?

Essendo un cantautore per me le melodie e il testo sono la parte più importante in assoluto, poi tutto il lavoro che viene fatto in studio per l’arrangiamento è altrettanto importante, ma in quel caso ho la fortuna di potermi affidare ad una professionista come Marta Venturini. Io sono più fissato su ciò che riguarda il testo e le melodie appunto, su queste due cose faccio sempre molta attenzione. Scrivere non è difficile, trovare le parole giuste sì.


Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo, tra i tuoi ultimi progetti musicali c’è un brano che mi ha colpito particolarmente essendo anche io di Roma, sto parlando de “La Mia Roma”. Questa città, da un po’ di anni a questa parte, è diventata uno dei fulcri della musica indipendente. Cos’ha Roma che le altre città non hanno?

Innanzitutto è bella come nessun’altra città al mondo (ndr. ride). A parte questo, penso che sia una città piena di ispirazione, senza nulla togliere alle altre città ovviamente, però la storia musicale di Roma parla da sé. Non ti so dire per quale motivo, ma è così. Roma è una continua fonte di ispirazione, ci si potrebbe scrivere un disco intero parlando solo di lei. Poi io ho vissuto sempre qua, quindi non posso basarmi su molto, però l’Italia l’ho girata quasi tutta e so dirti per certo che da Roma non me ne andrei mai. Per me che faccio musica è importante rimanere qua, è l’unico posto dove riesco a scrivere ed anche a livello musicale la scena romana attuale è veramente florida e piena di talenti. Qualche anno fa sembrava che se volevi fare musica l’unica era andare a Milano, per fortuna questa cosa oggi si è completamente stravolta.


A gennaio 2020 hai partecipato, all’ EP “Disco 1” di Honiro Ent, collaborando con altri artisti dell’etichetta come Matteo Alieno, Leyla, Francesco Morrone e Ciao sono Vale. Vuoi parlarci un po’ di questa esperienza?

È stata un’esperienza molto bella, non mi era mai capitato di ritrovarmi in una villa sperduta con altri artisti, nell’intento di confezionare un EP collaborando tra di noi. Non conoscevo nessuno di loro quando sono partito per il “campus”, fa strano pensare che alla fine ne è uscito fuori un piccolo disco. All’inizio non è stato facile, ma piano piano siamo riusciti ad entrare l’uno nell’universo musicale dell’altro, ci siamo fusi nel modo giusto. È sicuramente un’esperienza che rifarei altre mille volte, mi ha lasciato davvero molto.


Pensando al panorama italiano e sognando anche in grande, c’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Cesare Cremonini, indubbiamente. Come dico sempre lui è il mio preferito. Se volete sapere perché vi dico giusto un nome di una canzone che per me è un capolavoro sotto ogni aspetto: “marmellata #25”. Ma potrei fare un elenco di canzoni molto lungo. Solo capolavori.


Noi ti abbiamo intervistato la prima volta ai tempi di “Siamo Stati L’America” (click qui per leggere l'intervista), ma ti seguivamo già dagli inizi, ti senti “cambiato” rispetto ai primi progetti discografici? Se si, in cosa? Cosa diresti oggi all’ Enrico Fiore che si approcciava per la prima volta al mondo della musica?

Negli ultimi due anni sono sicuramente cresciuto molto. “Siamo Stati L’America” è stato un disco importante per me, l’ho lavorato per oltre due anni e a livello professionale mi ha aperto molte porte. Attualmente sono maturato rispetto ai tempi, sono decisamente più consapevole sotto molto aspetti, però se c’è una cosa che non è mai cambiata è la fame, la voglia di fare sempre di più e di arrivare a più persone possibili con la mia musica. Quindi ti direi che dal punto di vista artistico sono diventato più professionale, più maturo, ho imparato ad andare ai giusti ritmi ecc.. A livello umano sono sempre mosso dalle stesse cose. All’Enrico di una volta gli direi che ci vuole tanta pazienza, che alla fine è importante anche la strada che si percorre per arrivare all’obbiettivo, che poi un obbiettivo neanche c’è probabilmente, c’è solo da godersi quello che viene.


Siamo quasi alla fine, puoi farci spoiler sui progetti futuri? Sappiamo che sei a lavoro sul prossimo album.

Eh si, il prossimo album uscirà ad inizio 2021. Per ora non posso dire molto altro. Spero di poterlo portare dal vivo prima possibile, ma per ora su quest’aspetto abbiamo preferito non progettare nulla, nel rispetto del periodo che stiamo vivendo.


Concludiamo con una domanda di rito: qual è l’augurio che fai a te stesso e alla tua musica?

Di spaccare tutto! (ndr. ride)

Nella speranza di vederci presto in qualche locale di Roma, ti facciamo un grande e sentito in bocca al Lupo!