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Renzo Rubino: ho rispetto della musica perché la amo


Venerdì 12 febbraio è uscito “LASCIAMI STARE” (Rodaus), il nuovo singolo di RENZO RUBINO (ve ne avevamo già parlato qui!) che racconta il dialogo con “la voce interiore”, che ognuno affronta da quando la pandemia ci costringe a passare più tempo con noi stessi e a fare i conti con le nostre virtù e paure.

Un brano che, grazie al tocco di Mauro Ottolini, all’arrangiamento dei fiati, e di Andrea Beninati, alla sezione ritmica, riesce a trasmettere tutta la malinconia, i dubbi e le domande sul futuro che ognuno di noi si pone dall’inizio della pandemia.


Ma chi è Renzo Rubino? Nato a Taranto nel Marzo 1988, si approccia alla musica con la sua band in ambito locale e il suo primo Ep arriva nel 2011 con "Farfavole". Nel 2012 vince l’Accademia di Sanremo per partecipare all’edizione 2013 con il brano “Il Postino” contenuto nel disco "Poppins".

Torna a Sanremo nel 2014 classificandosi terzo con i brani “Ora” e “Per sempre e poi basta” e vincendo il premio dell’orchestra come miglior arrangiamento.

Nel 2017 esce il suo terzo disco “Il gelato dopo il mare” e nel 2018 torna a Sanremo con "Custodire" prodotto da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.

Abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con l'artista in occasione dell'uscita di "LASCIAMI STARE", l'articolo continua dopo le foto.


Ciao Renzo, benvenuto. Come vorresti presentare Renzo Rubino a coloro che non hanno ancora avuto modo di approcciarsi alla tua musica?

Ciao a tutti e grazie. Non parlo mai di me in terza persona ma farò un’eccezione (ride ndr.). Renzo Rubino è un musicista “incontenibile” perché non sai mai cosa può succedere ascoltando una sua canzone o assistendo ad un suo concerto. Sono molto eterogeneo e spazio da canzoni leggere a testi più importanti ma scrivo esclusivamente per necessità, quasi fossi un artigiano. Ho molto rispetto della musica perché la amo.


“Lasciami stare”, tuo nuovo singolo rilasciato il 12 Febbraio, è ‘il racconto di un dialogo interiore’ al quale se così nessuno di noi è scampato durante questo anno complicato e che ha messo a repentaglio oltre la salute anche molte sicurezze interiori. Mi è piaciuto moltissimo anche il fatto che tu abbia definito la malinconia come “la felicità di essere tristi”. Che cosa ci vuoi raccontare di questo brano?

La canzone nasce durante i primi giorni di lockdown nei quali mi ero appena trasferito a Milano. Ero sceso a portare fuori il cane e fra me e me stavo canticchiando un ritornello (“lasciami lasciami stare”) nella testa. Scrivere questo brano è stato un modo per allontanare i pensieri negativi dato che avevo ricevuto una telefonata dai miei collaboratori e le notizie non erano per niente entusiasmanti. Il rinvio di tutti i progetti era fissato addirittura al 2022. In qualche modo volevo dire la mia su cosa stesse succedendo all’umanità, ma senza alcuna pretesa né voglia di scrivere a tavolino una canzone. Non ho mai badato alle classifiche. In qualche modo siamo contenitori di emozioni e attraverso la musica riusciamo a descrivere sensazioni difficilmente esprimibili in altri modi.


“Lasciami Stare” è anche un eco alla situazione critica che il mondo della musica e in generale dell’arte si è trovato ad affrontare. Durante il lockdown di Marzo 2020 abbiamo visto molti artisti prendere voce rispetto alle difficoltà e dar vita a diverse iniziative. Qual è il tuo pensiero rispetto a tutto questo e che cosa pensi in generale delle piccole e grandi idee per far ripartire il settore?

La situazione è veramente drammatica, credo che noi artisti siamo stati davvero dimenticati dalle istituzioni e che forse abbiamo fatto anche troppo senza ricevere molto in cambio. Pensare che davvero ci ritroviamo senza cinema, teatri e concerti mi rende triste e fa rabbia. Se dovessimo davvero immaginare un silenzio tombale dal mondo dell’arte, sarebbe uno sciopero che significherebbe un disastro per chi lo guarda dall’esterno. Personalmente parteciperò il 27 febbraio all’evento in streaming “L’ultimo concerto”. Spero che davvero in primavera arriveranno risposte concrete, anche dal nuovo governo.


Seguendoti dagli esordi, reputo la tua scrittura molto profonda e credo che con il tempo tu abbia dato anche modo di mostrare diverse sfaccettature di te (musicalmente ad esempio penso al primo tuo ep “Farfavole”; ma anche ai tuoi due “volti” che apparivano nella copertina di “Secondo Rubino”). Di tutti i tuoi dischi, qual è quello che più ti rappresenta?

Anzitutto ti ringrazio. Bè, devo essere sincero. Ogni disco racconta un momento della mia vita e rappresenta una tappa del mio percorso. Sicuramente “Poppins” costituisce un cambiamento importante per me, anche per la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2013. Sono uno che se la gode quando fa dischi, è davvero un viaggio bellissimo approcciarsi al momento creativo. Presto tornerò in studio e non vedo l’ora.


Un’esperienza importante che ti ha visto protagonista è stata quella di “Porto Rubino” (diventata poi un docufilm per SkyArte proiettato al Festival del Cinema di Roma) nella tua terra natia, la Puglia. Con quali emozioni ti sei approcciato a quei live e qual è il ricordo più prezioso che ti è rimasto?

“Porto Rubino” è stata un’esperienza molto speciale perché oltre alle incognite che il mare ‘nasconde’ io e gli altri artisti e musicisti abbiamo condiviso la “cultura dello stare insieme”. Un ricordo prezioso è senz’altro quello di quando ci fu un incidente con la barca. In modo inaspettato arrivò una barca dove era salito Domenico Modugno e a “portarla” da me c’era il mio amico Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Quello mi è sembrato davvero un segno dal cielo.


Ospite di “Porto Rubino” è stato Antonio Diodato, vincitore di Sanremo 2020 e cantautore raffinatissimo. Oltre alla musica e alla città di Taranto secondo te umanamente cos’è che vi ha accomunato di più?

Con Antonio ci conosciamo da diversi anni, fin dal Sanremo 2014. Io partecipavo con “Ora” e “Per sempre e poi basta” e lui era nelle nuove proposte. Ci siamo trovati bene e in qualche modo abbiamo sin da subito parlato la stessa “lingua”, quella della nostra Puglia. Il nostro è un bene che va al di là di tutto e non ti nego che capita raramente di legare così tanto nel mondo della musica. Ci sentiamo molto spesso ed io non posso che essere molto felice e orgoglioso di lui e dei successi che sta ottenendo.


Avvicinandosi al periodo sanremese, viste le tue diverse partecipazioni (l’ultima con “Custodire” nel 2018), mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi di questa edizione e se c’è un artista per cui farai il tifo.

Sono felice che Sanremo si faccia, questo va detto prima di tutto. Il livello mi sembra molto alto e ci sono molti bravi artisti e autori che stimo. Se devo esprimere una preferenza devo ammettere che sono abbastanza di parte e quindi farò il tifo per Noemi (che verrà diretta da Andrea Rodini, mio storico produttore e amico).


Se potessi viaggiare indietro con il tempo, ci sono momenti del tuo percorso musicale che vorresti poter rivivere e altri che magari vorresti cancellare o modificare?

Rimanendo collegato al tema Sanremo, vorrei rivivere la standing ovation che “Per sempre e poi basta” ricevette a Sanremo. In quell’edizione del 2014 ci fu il sistema della doppia canzone e quando fu “eliminata” tramite televoto – sostanzialmente per brevità di esecuzione- ci rimasi molto male, avrebbe probabilmente accolto più favore se fosse rimasta in gara.


Puoi già svelare quali saranno i prossimi progetti futuri che vorresti realizzare? Ci sarà un nuovo disco?

Certamente! A marzo mi recherò in studio per registrare il mio prossimo album che uscirà nel mese di maggio e sarà collegato a “Porto Rubino”. Sarà qualcosa di molto diverso rispetto agli album precedenti. Aggiungo anche che “Lasciami stare” non sarà un brano presente nel disco perché ho voluto pubblicarla per dare un nuovo inizio musicale che però non sarà legato al nuovo progetto.


Un artista per te di riferimento è stato Lucio Dalla e condividendo con te l’amore per questo grande pilastro della nostra musica ti chiedo due cose. La prima..Che cosa ti porti nella mente e nel cuore di lui? E che cosa, a tuo dire, lo ha reso così unico nel panorama musicale italiano?

Lucio Dalla a mio avviso era un artista visionario, ancor meglio lo definirei “tridimensionale”. Era capace di farti vedere in musica ciò che lui scriveva, le sue canzoni erano storie da seguire che presentavano ovviamente diverse chiavi di lettura ma erano immagini tangibili. Un brano che vorrei citare è “Com’è profondo il mare”, una canzone di rottura estrema rispetto agli standard dell’epoca. Basti pensare alla durata del brano e al fatto che non è riconoscibile un ritornello.


Se potessi augurare qualcosa alla tua musica, quale augurio le rivolgeresti?

Mi auguro che la mia musica possa essere longeva il più possibile e che possa avvicinarsi in maniera discreta alle persone, facendo sì che esse possano accorgersi di me. Questo vorrebbe dire che ho svolto bene il mio mestiere.


Grazie di cuore Renzo per essere stato con noi. In bocca al lupo per tutto e speriamo a presto!

Flavia Paoli

Arianna D'Ambrogio

Simona Valentini

Alessia Campiti